Venerdì 6 novembre 2009 5 06 /11 /2009 07:52

Mafia 1-2

Nel mese di settembre 2008 RAITRE ha mandato in onda la trasmissione Blu Notte” del giornalista Lucarelli, un’inchiesta dedicata alla Mafia. Noi l’abbiamo registrata e ridotta in due video (anche se molto lunghi)  per facilitarne lo scarico ai visitatori. Sono video interessanti che delineano, con imparzialità e chiarezza gli avvenimenti relativi alla Mafia dal suo sorgere fino ad oggi. E’ gradito un Vs commento. Grazie!  

 

 Blunotte inchiesta sulla mafia parte prima



Blunotte inchiesta sulla Mafia parte seconda



 

Di Ferdy - Pubblicato in : Mafia
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Lunedì 2 novembre 2009 1 02 /11 /2009 23:20

Una Repubblica fondata sul ricatto - Marco Travaglio

Fonte:StaffGrillo



Testo:

Buongiorno a tutti, vorrei parlarne forse per l’ultima volta, spero, forse no- se non ce ne sarà più bisogno non lo faremo, altrimenti ci ritorneremo- del caso Marrazzo, perché il caso Marrazzo non è importante soltanto per quello che è successo, ma è importante anche per quello che racconta al di fuori dei fatti avvenuti quel giorno, credo forse il 3 luglio scorso, in Via Gradoli 96. Intanto ci insegna come è importante avere dei giornali liberi e lo spiego tra un attimo, intanto ci insegna come è importante che i giornali liberi raccontino i particolari, i dettagli anche minimi di queste vicende senza il condizionamento e con grande professionalità. In terzo luogo, dimostra che non tutti quelli che sono iscritti all’ordine dei giornalisti in Italia fanno lo stesso mestiere e ancora dimostra come, in Italia, ci sia ormai da anni una centrale della diffamazione, della calunnia, del dossieraggio che, immancabilmente, si rivolge in una certa direzione, perché in quella direzione sa, oppure spera di poter trovare terreno fertile, soldi, posti, favori, in cambio di informazioni che possano sputtanare qualche avversario politico o qualche ritenuto avversario politico. Vado con ordine.

L'importanza della libera informazione

La prima cosa è l’importanza di un’informazione libera e non condizionata: avete visto da quanti punti di vista si poteva raccontare il caso Marrazzo, il caso Marrazzo, appena esplode, viene raccontato dal punto di vista più ovvio e anche più pruriginoso e appetitoso per le curiosità morbose e voyeristiche del pubblico che compra i giornali e guarda la televisione, ovvero il Presidente della Regione Lazio, volto noto della televisione, difensore civico con Mi Manda RAI Tre, va con i trans e tutti gli aspetti, la moglie, la famiglia, i figli, il dramma, il convento, i trans, il posto, l’auto blu etc. etc.. Questo è l’aspetto, l’unico aspetto sul quale si sono concentrati i giornali di Berlusconi e i giornali fiancheggiatori di Berlusconi. Secondo me è l’aspetto meno interessante, o meglio è l’aspetto che meno dovrebbe interessare a un cittadino, perché al cittadino i gusti sessuali del governatore del Lazio non devono interessare, a meno che i gusti sessuali del governatore del Lazio non influenzino l’azione di governo del governatore del Lazio: nel qual  caso, il cittadino ha tutto il diritto e anzi il dovere di interessarsi dei suoi gusti sessuali e di pretendere che non influenzino le sue scelte. Se influenzano le sue scelte irreparabilmente, il cittadino deve pretendere che il governatore se ne vada, quindi l’aspetto trans di per sé non deve interessarci. E non ne sapremmo nulla, se non fosse stata commessa una serie gravissima di reati da parte di un gruppo, di una banda, di una gang di Carabinieri che ha fatto irruzione in quella casa, filmando una scena che avrebbe dovuto rimanere confinata in quella casa e che mai avrebbe dovuto essere divulgata, perché atteneva esclusivamente alla privacy del governatore. 
Altra faccenda è la droga, si è detto: intanto bisogna stabilire se la droga ce l’hanno messa i Carabinieri, lì vicina al tesserino in bella mostra, oppure se era lì per una sniffata che coinvolgeva il governatore o se era lì per altri clienti o cose di questo genere. Al momento non lo sappiamo, ma anche quello, il consumo di droghe in una casa privata è evidente che non sarebbe mai venuto fuori, se questi Carabinieri non avessero commesso il reato di irrompere con la forza dentro un domicilio senza il mandato di perquisizione, quindi illegalmente, di fare violenza al governatore costringendolo a sottoporsi al filmato e a firmare degli assegni: violenza che, tra l’altro, si nota dal racconto di chi ha visto questo videotape nelle parole del governatore, che dice “ non mi rovinate, non avrete mica chiamato i giornalisti sotto?”, pensava di essere nelle stesse condizioni in cui si trovò Lapo Elkann qualche anno fa, quando chi di dovere gli aveva fatto trovare, tra l’altro in un momento in cui era tra la vita e la morte, i fotografi, i paparazzi, almeno un paparazzo sotto lo stabile. Senza questa violenza, senza quest’irruzione illegale, senza questa violazione della privacy, senza questa estorsione, la firma degli assegni, mai sarebbe venuto fuori tutto questo e quindi non lo conosceremmo e neanche dovremmo conoscerlo, a meno che il governatore fosse un tossicodipendente il cui rapporto con la cocaina lo rendesse inadatto a fare il governatore, ma allora immaginate quanti uomini politici e pubblici amministratori dovrebbero lasciare il loro posto.

Meglio sapere tutto

Veniamo a conoscere questi fatti a causa di una serie di reati commessi da questi Carabinieri, altrimenti non sapremmo niente: non dico che sarebbe meglio non sapere niente, paradossalmente alla fine è meglio che si sia saputa questa cosa, è meglio per noi e forse, dal punto di vista pubblico, è meglio anche per lo stesso povero Marrazzo, perché mettetevi un attimo nell’ottica di una scena diversa, cioè i Carabinieri non vengono arrestati, il videotape non viene sequestrato, perché? Perché nessuno scopre che i Carabinieri hanno fatto quel video per ricattare, oppure per fare ricattare Marrazzo da qualcun altro, perché è questo che stiamo cercando di capire in questi giorni: se i Carabinieri lo volevano ricattare loro facendosi dare dei soldi, dei favori, delle promozioni da Marrazzo, oppure se lo volevano, quel video, vendere a qualcuno subappaltando il ricatto. E’ molto probabile che fosse questa seconda ipotesi, perché sapete che quei tre o quattro, addirittura cinque pare siano, Carabinieri che stavano gestendo la cosa, nel momento in cui, poche ore dopo aver filmato e estorto quei tre assegni a firma Marrazzo, oltre a avergli rubato qualche migliaio di Euro, non hanno portato avanti il loro ricatto, tant’è che gli assegni non li hanno incassati e, a parte una telefonata che poi non ha prodotto niente altro, non hanno chiesto esplicitamente qualcosa a Marrazzo, anche se quest’ultimo, convinto che loro lo volessero ricattare, pare che avesse offerto di dare loro una mano per fare carriera nell’arma dei Carabinieri. Loro in realtà il ricatto non l’hanno condotto in prima persona: sono Carabinieri, saranno delinquenti, vedremo, da quello che pare abbiano fatto direi di sì, ma stupidi non sono, il rischio che venissero presi se avessero condotto loro le trattative era molto alto e quindi che cosa fanno loro? Loro sanno di avere in mano la gallina dalle uova d’oro, il videotape e sanno o sperano di trovare qualcuno che è molto interessato a comprarlo. Attenti, non a pubblicarlo, perché ve lo immaginate un giornale, per quanto malfamato sia - e ne abbiamo di giornali malfamati che ne combinano ogni giorno di tutti i colori, ma immaginatevi il giornale più malfamato che vi viene in mente.. ecco, quello lì - che esce un giorno in edicola con allegato il videotape del governatore del Lazio in mutande con un trans e alcune piste di coca: neanche la spazzatura! Come fai a trasmettere un video nel quale si vede platealmente che si stanno commettendo dei reati mentre viene girato, che è un video frutto di reato  (violenza privata, violazione di domicilio, perquisizione abusiva, minacce, estorsione, ce ne è una valanga)? Nessuno avrebbe potuto pubblicarlo, eppure molti sono interessati a comprarlo: alcuni trattano e poi non comprano, altri trattano e stanno per comprare, quando intervengono i magistrati e arrestano la banda, interrogano chi ha trattato quel materiale e sequestrano il videotape proprio mentre Marrazzo stava riuscendo o pensava di riuscire a ricomprarselo e a toglierlo di mezzo: pia illusione, viste le copie che circolavano, però i magistrati lo sapevano che c’erano tutte queste copie e quindi, scoperto che Marrazzo si sta mettendo d’accordo con l’agenzia di Milano per fare sparire il video pagandolo, intervengono a sequestrarlo, perché? Perché è il corpo del reato, è la prova di quello che hanno fatto i Carabinieri e quindi, paradossalmente, Marrazzo tentando di far sparire il video accelera il blitz con cui il video viene sequestrato e gli impedisce di farlo sparire: tutto ciò avviene qualche giorno prima delle primarie del Partito Democratico, la settimana scorsa. 
E’ un bene che sia venuto fuori quello che era successo in quella casa, perché se non ci fosse stata quest’indagine, che nessuno ancora sa come sia partita e chi abbia avvertito i Ros dei Carabinieri, cioè quelli che poi hanno sventato il colpo arrestando i colpevoli e la Procura di Roma del fatto che girava questo video e che si stava cercando di usarlo per ricattare Marrazzo. Non si sa ancora chi abbia avvertito gli inquirenti e le forze dell’ordine, ma in ogni caso, se non fossero intervenuti a sequestrare il video e a arrestare quei cinque Carabinieri, è evidente che cosa succederebbe oggi: nessuno di noi saprebbe niente, tranne quelli che hanno le copie del video, Marrazzo sarebbe al suo posto, in questi giorni si starebbe decidendo quali candidati presentare alle elezioni regionali di marzo, Marrazzo sarebbe sicuramente confermato dal centrosinistra, si farebbe la sua campagna elettorale e intanto, quelli che hanno la copia del videotape, o magari nel frattempo sono riusciti a comprarsene i diritti in esclusiva, non è che lo pubblicherebbero il videotape, ma continuerebbero a tenerselo e magari farebbero sapere a Marrazzo che loro se lo tengono. E’ una carineria importante: perché? Perché se venisse pubblicato, Marrazzo dovrebbe immediatamente dimettersi: è esattamente quello che è successo quando è venuta fuori la notizia. Quindi avremmo un governatore tenuto in scacco da alcuni giornali di Berlusconi o di area Berlusconi, ma anche da Berlusconi in persona, che ne ha ricevuto e visionato il contenuto del videotape e conseguentemente avremmo un governatore dimezzato, un governatore pupazzo i cui fili li tirerebbe l’altra parte politica, senza dimenticare che uno di quelli che stavano trattando il videotape, che era un passo dall’acquistarlo per 100. 000 Euro - questo è il racconto della proprietaria dell’agenzia di Milano, la signora Masi della Photo Masi, la quale ha detto che - Angelucci, che è l’editore di Libero e del Riformista, suo padre è parlamentare del Popolo della Libertà, la famiglia Angelucci è proprietaria di molte cliniche private convenzionate con varie regioni, tra cui il Lazio, mi pare che Marrazzo per colmare il megabuco della sanità regionale avesse cominciato a tagliare un po’ di queste convenzioni, comprese quelle con le cliniche degli Angelucci. Guarda un po’, mi limito a segnalare la coincidenza, non dico che ci sia un rapporto, ma anche se non ci fosse un rapporto sarebbe oggettiva la situazione: chi spera di fare affari, più affari con la Regione Lazio che gliene ne ha fatti fare un po’ meno per ragioni di bilancio, secondo l’agenzia fotografica che trattava il video va a vederlo e poi concorda di comprarlo, o sta trattando per comprarlo e, alla fine, non riesce a comprarlo perché? Perché altri si dicono interessati, si perde qualche altra ora e, nel frattempo, c’è il blitz delle forze dell’ordine: se non ci fosse stato il blitz probabilmente queste trattative sarebbero andate a buon fine e, in pole position, le teste di serie finali erano due, da un lato Libero, edito da Angelucci e diretto da Belpietro, e dall’altro Panorama, edito da Berlusconi e diretto da un certo Giorgio Mulè, che è subentrato a Belpietro due mesi fa, Belpietro prima stava a Panorama, questa è la storia. Meno male che hanno preso i ricattatori, o meglio i Carabinieri che avevano tentato di subappaltare il ricatto e hanno preso il video, così non c’è più il ricatto, non c’è più il governatore e non c’è più un governatore sotto ricatto, meno male che tutto ciò è venuto fuori!

L'informazione monodimensionale dei giornali di Berlusconi

Ma voi vedete come questa storia può essere raccontata da punti di vista un po’ meno piatti, un po’ meno scontati, un po’ meno ovvi: il governatore del Lazio va a trans, questo è l’unico aspetto monodimensionale che i giornali di Berlusconi continuano a dare alla vicenda, che è una vicenda che, sotto quell’aspetto lì, è già chiusa, morta e sepolta, perché Marrazzo si è dimesso e quindi pace all’anima sua, politicamente parlando. Meno male che ci sono giornali liberi, che non si chiamano Libero e che non si chiamano Giornale e che non hanno neanche le esigenze di essere sempre paraculi come Il Corriere della Sera e come Il Messaggero, che hanno degli ottimi cronisti, ma che poi, con la titolazione o con la collocazione dei loro pezzi, magari non riescono a dare la dimensione tridimensionale di questa storia, che non è che il governatore va a trans, pace all’anima sua. Il problema è che c’è una centrale di ricatti che è disponibile a ricevere quel materiale delinquenziale e, badate, prima di offrire quel materiale delinquenziale, provento di reato, corpo di reato, bisogna essere sicuri di rivolgersi a persone che non ti denunciano, perché altrimenti tu finisci in galera subito, mentre cerchi di venderlo, quel filmato. E vedete che da luglio a ottobre quel filmato passa di mano in mano, nessuno di quelli che l’hanno visto ne scrive e nessuno di quelli che l’hanno visto denuncia alla magistratura e c’è un video con la prova di un reato gravissimo, commesso da pubblici ufficiali quali sono i Carabinieri, che è passato per le mani di pubblici ufficiali quale, per esempio, il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, che non ha mai pensato di denunciarli. Questa è la faccenda più interessante, perché? Perché a differenza di Marrazzo, Berlusconi non si è mica dimesso: non si è dimesso per questa storia, non si è dimesso per tutte le altre, non si dimetterà mai - l’ha detto - neanche se lo condannano, per cui paradossalmente abbiamo uno che andava a trans e che si è dimesso e uno che, se andasse a trans, saremmo disposti tutti quanti a chiudere un occhio, anzi a non occuparcene proprio, perché in fondo quelli sarebbero effettivamente fatti suoi, salvo che non si rendesse ricattabile come si rendeva ricattabile per il caso D'Addario e tutto quello che abbiamo sempre detto. La misura tridimensionale di questa storia ci dice quanto sia importante il pluralismo, ossia che ci siano tanti giornali che guardano da diversi punti di vista lo stesso fatto, perché in questo fatto c’è, direi, gran parte del problema italiano: il conflitto di interessi, giornali di Berlusconi che diventano una specie di carta moschicida di tutti i liquami che circolano nella società, li trasformano o in armi per sputtanare gli avversari di Berlusconi, oppure in armi di ricatto per tenere sotto scacco gli avversari del centrodestra. Berlusconi riceve queste notizie come editore e poi ne fa l’uso politico che più gli conviene come Presidente del Consiglio e non è il solo, come abbiamo visto, perché c’è anche l’altra famiglia in conflitto di interessi, che è quella del signor Angelucci padre e figlio, uno deputato, l’altro editore, entrambi con interessi nel mondo delle cliniche e quindi bisognosi di buoni rapporti con la politica e la Pubblica amministrazione di ogni colore, destra e sinistra, perché la sanità è regionale e le regioni sono in parte in mano alla destra e in parte in mano alla sinistra.

Dal TG1 di Minzolini solo gossip su Marrazzo

Questa seconda dimensione è quella che non si è notata a guardare la tv perché, come al solito, in tv hanno fatto solo il gossip: avete sentito Minzolini quest’estate, quando diceva, a proposito della D'Addario, “ non facciamo gossip”, nel caso di Marrazzo si sono occupati solo del gossip, ma non si sono occupati dell’aspetto politico che riguarda la gestione di quel dossier e la facilità con cui una banda di delinquenti arriva fino ai vertici di Palazzo Chigi, senza incontrare ostacoli, incontrando anzi molto interesse, vedendosi balenare davanti dei soldi e, alla fine, riuscendo a arrivare perfettamente per le vie traverse al Presidente del Consiglio. Di questo non ha parlato nessuno, come nessuno ha parlato del fatto che il Presidente del Consiglio non ha denunciato questi reati, che erano evidenti e ha, invece, ricevuto un corpo del reato palleggiandoselo in mano per due settimane. Ma devo dire che la cronologia di questa vicenda è abbastanza chiara: in sintesi, il 3 luglio c’è l’irruzione dei Carabinieri in Via Gradoli, filmatino, “ non rovinatemi”, portano via gli assegni, portano via i soldi, immortalano una scena a base di droga, trans e governatore del Lazio. L’11 luglio si capisce subito che non sono loro che vogliono fare il ricatto in prima persona, perché? Perché l’Avvocato del loro complice, quello che li ha avvertiti che Marrazzo era lì, in quel posto, a quell’ora con quel trans, ossia un pusher salernitano, un certo Gianguarino Cafasso, che poi è morto a settembre pare per un overdose, Cafasso tenta di commercializzare il video e a chi si rivolge? A botta sicura, il primo colpo dove va? Da Feltri, o meglio da Libero, che all’epoca era diretto da Feltri - siamo a luglio - e lo fa vedere a due croniste di Libero, che erano ospiti a Annozero e che ci hanno raccontato di aver visto questo video, o almeno la parte che è stata loro fatta vedere. Il 15 luglio dicono di aver informato Feltri e quindi, da metà luglio, Feltri sa che cosa c’è in quel video, che cosa è stato scoperto su Marrazzo e che c’è un ricatto in corso: non scrive e non denuncia. A agosto i Carabinieri - ormai Cafasso è agli ultimi- si rivolgono a un altro possibile spacciatore di video che si chiama Max Scarfone, è un paparazzo molto intraprendente che lavora su Roma e che aveva già piazzato un’altra storia di politica e trans: quella di Sircana, fotografato da lui medesimo mentre parlava in strada con un trans, sporgendosi dal finestrino della macchina. E’ un esperto del ramo, Scarfone si reca presso la Photo Masi di Milano e l’agenzia comincia a contattare i giornali per vedere se sono interessati a quel video che, ripeto, è impubblicabile appena lo si vede. Ci prova nuovamente con Oggi, gruppo Rizzoli/ Corriere della Sera, che  aveva già comprato le foto di Sircana, anche se poi aveva deciso di non pubblicarle, credo per 100. 000 Euro, aveva fatto un grosso favore a Sircana non pubblicandole e, all’epoca, scrissi “ meno male che Belpietro su Il Giornale ha raccontato che le foto riguardavano Sircana, perché? Perché è evidente che c’era un intento di ricattare Sircana”. Ma il gruppo Rizzoli e il settimanale Oggi decidono di non comprare questo video, anche perché quando, il 1 settembre, il suo inviato Giangavino Sulas- l’abbiamo intervistato a Annozero- viene portato a visionarlo, non ottiene le necessarie garanzie che non sia un montaggio, un tarocco e quindi decide di lasciar perdere, sente puzza di bruciato. Intanto a agosto è successa una cosa importante: sono cambiati quasi tutti i direttori dei giornali di Berlusconi e vicini a Berlusconi; a Il Giornale è arrivato Feltri al posto di Mario Giordano, Giordano è andato a dirigere nuovamente Studio Aperto, dove stava già prima; Belpietro, che era a Panorama, è andato a Libero al posto di Feltri e, al posto di Belpietro a Panorama, è andato Giorgio Mulè che dove stava? A Studio Aperto. Una girandola di direttore che cambiano, arriva il peso massimo, Feltri, a Il Giornale e, mentre va via, Giordano scrive, salutando i lettori: “ nelle battaglie politiche non ci siamo certo tirati indietro, ma quello che fanno le persone dentro le loro camere da letto, siano essi premi al direttore di giornali, editori, ingegneri first ladies, bodyguards o Avvocati, riteniamo siano solo fatti loro. Siamo convinti che i lettori del giornale non apprezzerebbero una battaglia politica che non riuscisse a fermare la barbarie e si trasformasse nel gioco dello sputtanamento sulle rispettive alcove”, chi legge quest’articolo forse lo capisce che Feltri è arrivato con i dossier sui letti di ingegneri, editori, direttori di giornali, first ladies o bodyguards: a parte che Feltri li ha già pubblicati su Libero, quando ha cercato di sputtanare Veronica Lario mettendola a seno nudo, oppure sostenendo che ha, come amante, il proprio bodyguard, e quello che succede dopo è puntuale, perché il 28 agosto parte la campagna contro Boffo, vecchio dossier sulla sentenza per molestie del direttore di Avvenire e poi Feltri, alla fine di quell’editoriale dove spiega perché sta tirando fuori una storia che risale addirittura al 2000, dice “ cominciamo da Dino Boffo” e infatti la lista delle persone che verranno prese di mira sarà lunga: sono tutte le persone che, strada facendo, si mettono di traverso sul percorso di Berlusconi, quali Ezio Mauro, Carlo De Benedetti, Gianfranco Fini, Enrico Mentana, Michele Santoro, tralascio il sottoscritto, che viene massaggiato quotidianamente e, alla fine, Giulio Tremonti e il giudice Mesiano. Ho visto stamattina che ripartono a prendersela con il capo dello Stato: pensate, il capo dello Stato nemico di Berlusconi, che cosa ci tocca leggere! E di nuovo Gianfranco Fini. Che cosa succede, a questo punto? Che dopo che Oggi ha rifiutato, la Photo Masi si rivolge a Signorini, il quale non è solo il direttore di Chi: Signorini è il vero regista di tutto ciò che ruota intorno all’immagine del Presidente del Consiglio, è una specie di visagista a mezzo stampa che dirige l’orchestra azzurra e, infatti, Signorini che cosa dice? “ Chi non è interessato”: è ovvio, Chi mica può pubblicare una roba del genere! Ma suggerisce di vendere il videotape a Libero, che è un giornale non berlusconiano,  è della famiglia Angelucci, ma è strafiloberlusconiano, è quello di Di Pietro. Nel frattempo la voce che c’è questo video gira a tal punto negli ambienti del governo, che viene all’orecchio di Crespi: Luigi Crespi è quel signore corpulento che faceva i sondaggi per Berlusconi e adesso è consulente di vari politici, dalla Ministra Carfagna fino a personaggi anche del centrosinistra che si avvalgono dei suoi servigi e quello manda a alcuni giornalisti che conosce un sms. Uno di questi giornalisti è Peter Gomez, un altro è Giuseppe D’Avanzo, un altro è Gianluigi Nuzzi di Libero e dice loro “ c’è un video che ritrae Marrazzo che sniffa”: naturalmente è un sms.. “ con un trans”, dice. E’ un sms impreciso, che però denota conoscenza della materia: naturalmente i giornalisti che cosa possono fare, quando ricevono un sms? Mica possono scrivere sul giornale che c’è un video con Marrazzo che sniffa: cercano, in qualche modo, di approfondire, ma ovviamente Crespi dice di non aver visto quel video, di non possederlo e conseguentemente nessuno può verificare che cosa sta succedendo.

Regala un Tom Tom a Gasparri

Naturalmente facciamo i giornalisti, mica i topi di fogna, o almeno non tutti facciamo i topi di fogna e per cui a nessuno verrebbe in mente di pubblicare sul giornale una roba, perché gli è arrivato un sms che è impossibile da controllare. Non vi dico quanti nomi di politici clienti di trans girano in questi giorni a Roma, fonte trans e fonte politici, nessuno di noi si mette a scrivere una roba del genere, non siamo mica matti, sono fatti loro. Sapete che è venuto fuori, con l’excusatio non petita, Gasparri dicendo “ mi hanno fermato in mezzo a un giro del maggiore all’Acquacetosa nel 96, ma fu un errore perché avevo perso la strada”, adesso infatti c’è una campagna a cui anche Il Fatto Quotidiano ha aderito, “ regala un tom tom a Gasparri, onde evitare che si perda di nuovo: in quelle zone può essere pericoloso!”. In ogni caso Signorini indica Libero come il giornale ideale, perché non è di Berlusconi, ma è vicino a Berlusconi e infatti, come racconta la signora dell’agenzia Masi, anche se Angelucci lo nega, Angelucci secondo la signora va, visiona il video e si comincia a parlare di soldi. Dopodiché interviene Signorini, ma siamo già al 14 ottobre: il 14 ottobre arriva Signorini e dice “ fermato tutto, forse lo prende Panorama”, mica lo vorrà pubblicare? Non si può pubblicarlo e allora perché lo vuole prendere Panorama? Capite che qui, se è vero quello che dice la signora Masi, abbiamo il gruppo Berlusconi e il gruppo Angelucci che si contendono un videotape che non può essere pubblicato e che uso ne vogliono fare, questi due gruppi editoriali che hanno interessi politici ben precisi? Questo è quello che ci dobbiamo domandare, dopodiché il 19 ottobre, dopo quindici giorni che sua figlia l’ha avvertito che c’è questo video, Berlusconi si decide, dopo averlo visto, a telefonare a Marrazzo e gli dice “ stai tranquillo, gira un video così e cosà, ma lo teniamo in cassaforte, mica lo pubblichiamo!”, figuratevi come si sente tranquillo Marrazzo, infatti sviene seduta stante! Berlusconi gli dice “ fallo sparire, compratelo dall’agenzia”, gli dà il numero, Marrazzo telefona annunciato da Signorini all’agenzia Photo Masi, partono le trattative, ma le trattative si concludono in un nulla di fatto: perché? Perché nel frattempo arriva il blitz e i Carabinieri, quelli buoni stavolta, portano via il video dall’agenzia. Quindi - e ho concluso - il nostro Presidente del Consiglio oggi ha un piccolo problema: non è inedito questo suo problema, attiene un’altra volta al Codice Penale. Vi leggo soltanto due articoli del Codice Penale: “ chi, al fine di procurare a sé o a altri un profitto, acquista, riceve o occulta cose provenienti da un qualsiasi delitto o comunque si intromette nel farle acquistare, ricevere o occultare, è punito con la reclusione da due a otto anni”, si chiama ricettazione, chi riceve materiale provento di delitto per averne un tornaconto, non un tornaconto in denaro, ma un tornaconto. Un video proveniente da un’irruzione illegale con violenza privata e estorsione, se qualcuno lo riceve, lo usa, si intromette nel riceverlo, nell’usarlo o addirittura nel venderlo, commette ricettazione. Che cosa ha fatto il nostro Presidente del Consiglio? Ma aggiungo - e ho veramente finito - che questo era l’articolo del Codice Penale che attiene alla ricettazione, adesso vi leggo l’altro, il 361: “ il pubblico ufficiale il quale omette o ritarda di denunciare all’autorità giudiziaria un reato di cui ha avuto notizia nell’esercizio, o a causa delle sue funzioni, è punito con la multa da 30 Euro a 516 Euro. La pena è della reclusione fino a un anno, se il colpevole è un ufficiale o un agente di Polizia Giudiziaria” e chi è il pubblico ufficiale? Il pubblico ufficiale sono tutti coloro i quali esercitano una pubblica funzione legislativa, giudiziaria o amministrativa, per esempio il Presidente del Consiglio. Speriamo che nessun magistrato si accorga che esistono questi due articoli del Codice Penale, altrimenti Berlusconi potrebbe addirittura essere indagato per omessa denuncia di un reato e per ricettazione. Speriamo di no, perché ne ha già fin troppi di processi, poveruomo, altrimenti poi gli toccherebbe depenalizzare pure questi due! Passate parola e continuate a leggere Il Fatto Quotidiano, grazie.     

 

NOSTRO COMMENTO: Fate girare questo video.

 

 

Di Ferdy - Pubblicato in : Marrazzo
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Lunedì 2 novembre 2009 1 02 /11 /2009 09:18

                                                                              IL CASO MARRAZZO



  GUARDA LA TRASMISSIONE ANNOZERO (RAI DUE)  SUL CASO MARRAZZO:

 

CLICCA QUI:

Di Ferdy - Pubblicato in : Marrazzo
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Domenica 1 novembre 2009 7 01 /11 /2009 15:31

Il Lodo dei quadrumani - Marco Travaglio

Fonte:StaffGrillo




Buongiorno a tutti. Avete visto che pasticcio sta succedendo? Due giorni fa il giornale di casa Berlusconi pubblica una ricostruzione di come fu concepito, costruito, approvato e promulgato il cosiddetto Lodo Alfano e da chi. Devo dire -è una cosa che non farò mai più, credo, ma- che la ricostruzione di Feltri è abbastanza verosimile, secondo me molto vicina alla verità: del resto l’avevamo scritto nel libro “Bavaglio” l’anno scorso, come erano andate le cose e, chiunque abbia un po’ di memoria o abbia partecipato alla manifestazione di Piazza Navona dell’8 luglio dell’anno scorso, l’ha sentito ripetere da molti di noi.

Il Lodo Alfano non l'ha scritto Alfano

Il Lodo Alfano l’unico che non l’ha scritto è Alfano: il Lodo Alfano è opera di Berlusconi e dei suoi Avvocati, Ghedini innanzitutto e, dall’altra parte, lo staff del Quirinale con qualche zampino del Partito Democratico, all’epoca guidato dal leggendario Walter Veltroni. Oggi il Quirinale, dopo aver lasciato passare un’intera giornata, la giornata di domenica, smentisce quella ricostruzione in maniera un po’ vaga, dicendo “ è del tutto falsa l’affermazione che al Quirinale si siano stipulati patti su leggi la cui iniziativa, come è noto, spetta al governo e tanto meno sul superamento del vaglio di costituzionalità affidato alla Consulta”. Dopodiché dice che “ la collaborazione tra gli uffici della presidenza del Consiglio e i Ministri competenti è una prassi da lungo tempo consolidata, di semplice consultazione e leale cooperazione, che lascia intatta la netta distinzione dei ruoli e delle responsabilità”. Quanto sia netta questa distinzione lo vediamo tra un attimo. Prosegue, la nota del Quirinale, con il fatto che c’era la legge blocca /processi che era incostituzionale e che, quindi, il Consiglio dei Ministri la sostituì con la Legge Alfano che, invece di bloccare 100.000 processi, bloccava soltanto quelli a Berlusconi. Dice “ Napolitano ne autorizzò la presentazione al Parlamento e, successivamente, dopo l’approvazione da parte delle Camere, promulgò la legge, dando un via libera che - dice - non poteva in nessun modo costituire garanzia di giudizio favorevole della Corte in caso di ricorso” e questo è vero, la firma del capo dello Stato non pregiudica che la Corte possa bocciarla, la legge: quante volte abbiamo visto che la Corte Costituzionale ha bocciato leggi firmate dal Presidente della Repubblica? 
“il rispetto dell’indipendenza della Corte Costituzionale e dei suoi giudici, doveroso per tutti, ha rappresentato una costante linea di condotta per qualsiasi Presidente della Repubblica” e su questo non ci sono dubbi. Ci sono dubbi invece sulla prima parte della smentita, perché in realtà non sta scritto da nessuna parte che gli uffici tecnici della Presidenza della Repubblica debbano avviare una prassi di cooperazione e consultazione con i Ministeri e con chi fa le leggi o chi le propone, o chi prepara i decreti. Sarò fissato, sapete che abbiamo appena fatto un quotidiano, Il Fatto Quotidiano, che ha come linea politica la Costituzione e quindi me la sto ripassando: oggi vorrei ripassare l’articolo 74; non so se avete notato, ma su Il Fatto Quotidiano ogni settimana la costituzionalista Lorenza Carlassare esamina un articolo della Costituzione, la settimana scorsa abbiamo esaminato il terzo, questa settimana ci sarà il quarto e andremo avanti. Vi anticipo il settantaquattresimo, che dice: “ le leggi sono promulgate dal Presidente della Repubblica - scusate, questo è il 73 - entro un mese dall’approvazione. Se le Camere, ciascuna a maggioranza assoluta dei propri componenti, ne dichiarano l’urgenza la legge è promulgata nei termini da esse stabiliti. Le leggi sono pubblicate subito dopo la promulgazione e entrano in vigore il quindicesimo giorno successivo alla loro pubblicazione, salvo che le leggi stesse stabiliscano un termine diverso”. 

Napolitano poteva non firmare

Dopodiché, il 74 - e qui arriviamo al dunque - prevede quanto segue: “ il Presidente della Repubblica, prima di promulgare la legge può, con messaggio motivato alle Camere, chiedere una nuova deliberazione; se le Camere approvano nuovamente la legge questa deve essere promulgata”. E’ molto secco questo articolo, sono quattro righe e mezza, due commi: “ il Presidente della Repubblica, prima di promulgare la legge può, con messaggio motivato alle Camere, chiedere una nuova deliberazione; se le Camere approvano nuovamente la legge, questa deve essere promulgata”, punto e fine: che cosa significa? Che il Presidente, solo se la legge è manifestamente incostituzionale, la può rimandare indietro alle Camere con un messaggio? Assolutamente no, non c’è scritto: c’è scritto che il Presidente della Repubblica, prima di promulgarla, può rimandarla indietro e chiedere di rifarla diversa, con un messaggio motivato alle Camere, dove spiega il perché, sia che sia incostituzionale e sia che non gli piaccia: ci possono essere delle leggi orrende, infami, ributtanti, ingiuste, contrarie alla moralità pubblica, contrarie al senso dello Stato, che non per questo sono di per sé manifestamente incostituzionali, per esempio l’ultima che ha firmato, ossia lo scudo fiscale. Non si sa se sia incostituzionale, sicuramente è una porcheria inaudita per le ragioni che abbiamo spiegato e che spiegheremo domani, dove su Il Fatto Quotidiano troverete un manualetto per il riciclatore a norma di legge, a norma di scudo. 
Prendiamo un altro caso: la legge che fa degli immigrati clandestini dei delinquenti prima ancora che commettano dei reati, solo per lo status di clandestini; è una totale follia, non serve a niente dal punto di vista della lotta alla clandestinità: perché? Come potrà mai essere spaventato un immigrato clandestino dalla prospettiva di essere condannato a una pena pecuniaria di 5 o 10. 000 Euro? Non li ha, né 5 né 10. 000 Euro, se li ha non risultano e non li pagherà mai, è lo Stato che deve avere paura di un’ondata di migliaia, migliaia e migliaia di processi a gente che, alla fine, sarà condannata a pagare una multa che non pagherà. E’ una legge che da un lato non serve a niente e, dall’altro lato, paralizza - se già non fosse paralizzata - la giustizia ancora di più e in più fa dell’Italia un Paese che ha smarrito il senso dell’umanità e della pietà, perché quando arriva una larva umana scampata a un naufragio e, appena mette piede sulla battigia, le viene notificato un avviso di garanzia per immigrazione clandestina beh, quello la prossima volta magari affoga con tutti gli altri, che forse gli conviene. Stiamo parlando di leggi disumane e assolutamente inutili, folli, irrazionali e poi non sappiamo se sono anche incostituzionali: alcuni giudici ritengono di sì, ma vedremo in futuro la Corte Costituzionale che cosa dirà. Intanto sono leggi porcata che, ripeto, ai sensi dell’articolo 74 il Capo dello Stato, se lo ritiene, può rispedire indietro anche se non ravvisa manifeste ragioni di incostituzionalità, articolo 74. A furia di sentir dire che il capo dello Stato può respingere le leggi solo se sono manifestamente incostituzionali, mi ero fatto l’idea che ci fosse scritto nella Costituzione: in realtà non c’è scritto, sarà una prassi ma non.. la Costituzione non lo dice, dice semplicemente che, se una legge non gli piace, lo motiva e la rispedisce indietro. Poi dice anche che, se gliela rimandano uguale, la deve firmare; se gliela rimandano modificata, essendo una nuova legge, la può nuovamente respingere, ok? Quando il capo dello Stato, l’altro giorno, per giustificare la sua firma sulla legge dello scudo fiscale ha redarguito severamente un cittadino che faceva il cittadino, ossia che gli chiedeva conto e ragione dei suoi atti, cosa che tutti noi dovremmo fare nei confronti di chi ricopre cariche pubbliche, il Presidente della Repubblica l’ha cazziato: gli ha detto “ tanto se la rimandavo indietro me la rifacevano uguale”. Intanto tu mandagliela indietro, con un messaggio al Paese, ossia al Parlamento, nel quale spieghi le ragioni per cui quella è una porcata, dopodiché voglio vedere una maggioranza già sfilacciata dove, se non ci fossero le assenze del PD, già lo scudo non sarebbe passato né in sede di costituzionalità né in sede di approvazione definitiva, se quella stessa maggioranza non ha almeno dieci, venti o trenta persone, magari gli amici di Fini, che sono colte da una crisi di coscienza, oppure semplicemente non vogliono andare a uno scontro frontale con il Quirinale! Poi comunque tu potrai guardarti la mattina allo specchio e dire “ ho fatto di tutto, ho fatto tutto ciò che la Costituzione mi consentiva per evitare che il Paese venisse violentato da una nuova legge immorale, che premia i delinquenti”! Del resto, se c’è scritto all’articolo 74 che la puoi rimandare indietro, avrà un senso, quest’articolo 74! Che cosa vuole dire che la seconda volta la devi firmare? Lo sappiamo, c’è scritto: intanto non firmarla la prima, così almeno sappiamo che c’è almeno un’istituzione, oltre ai nove membri della Corte Costituzionale su 15 che non si sono ancora inginocchiati davanti al Duce, che rappresenta le istituzioni e che svolge un’opera di controllo imparziale e indipendente, che non si lascia intimidire, mentre oggi dobbiamo dire che, a parte quei nove giudici costituzionali su 15, non abbiamo nessun altro potere terzo che sia in grado di difenderci da leggi incostituzionali di questo regime.

Il ricatto di Berlusconi

Come andò, invece, per il Lodo? Ve lo ricordate? Berlusconi vince le elezioni, sta arrivando rapidamente a conclusione un processo che dura da tre anni, il processo Mills a carico suo e di Mills, lui è accusato di aver corrotto Mills, Mills è accusato di essere stato corrotto da lui, sono in due, hanno finito di sentire i testimoni, sta per iniziare la discussione finale, ossia la requisitoria e le arringhe difensive dei due Avvocati e due imputati, Berlusconi piazza un emendamento nel pacchetto sicurezza, nel quale c’è scritto che sono bloccati 100. 000 processi: questo era il risultato di quest’emendamento. Era una legge che, con la scusa di fare celebrare prima i processi per i reati più recenti, di fatto imponeva ai giudici di dimenticarsi quelli per i delitti commessi fino, se non erro, al 2001. Naturalmente, tra quei delitti commessi fino al 2001, c’erano delitti gravissimi quali associazione a delinquere, estorsione, di tutto: perché? Perché ci doveva fare rientrare pure la corruzione giudiziaria, visto che era accusato insieme a Mills di corruzione giudiziaria del testimone. Quindi prendeva 100. 000 vittime di quei reati e diceva “ sapete che c’è? Dato che ho un processo commesso nello stesso periodo nel quale è stato commesso il reato ai danni vostri, ve la scordate la giustizia, non avrete giustizia: perché? Perché non posso permettermi di farmi giudicare per quel reato”, conseguentemente prendeva 100. 000 vittime e diceva loro “ voi non avrete giustizia”, prendeva 100. 000 colpevoli, o almeno i colpevoli di 100. 000 reati e diceva loro “ state tranquilli, siete nella mia categoria, la fate franca come me!”, sarebbe successo, ovviamente, il finimondo, immagino che le vittime sarebbero andate a Roma a incendiare qualche palazzo. Io, se fossi stato una vittima che si sentiva fare un discorso del genere, l’avrei fatto. 
E allora che cosa succede? Arrivano i pompieri per cercare di spegnere il fuoco che ha appiccato Berlusconi, il quale fa sempre così: appicca il fuoco, arrivano i pompieri e gli dicono “ spegniamolo insieme, questo fuoco: cosa vuoi in cambio?” e lui lì piazza la sua vera richiesta, che non è assolutamente bloccare 100.000 processi, a lui interessa bloccare i suoi e altri 99. 999 si possono celebrare tranquillamente, l’importante è che il suo non si celebri. Nasce così quella che si chiama la moral suasion e che si potrebbe chiamare moral suasion se venisse fatta la persuasione morale, la persuasione etica nei confronti di una persona etica: stiamo parlando di Berlusconi, naturalmente, conseguentemente questa è l’immoral suasion. L’immoral suasion che cosa produce? Produce un compromesso da parte delle istituzioni e, per Berlusconi, produce esattamente il risultato che lui aveva sperato: lui ti presenta ogni giorno un piatto pieno di sterco e ti dice “ mangialo”, tu gli dici “ scusa, non potremmo levare un cucchiaino di sterco?”, lui ti dice “ sì, sì, levalo pure” e tu ti mangi tutto il resto e, una fine, lui fa pure la figura del moderato e tu vai in giro a dire “ ho vinto, perché gli ho fatto levare un cucchiaino di sterco e mi sono mangiato soltanto tutto il resto”, questa è la storia del Lodo Alfano. Lodo Alfano che viene suggerito dal Quirinale con la consulenza dei tecnici giuridici del Quirinale, tant’è che, una volta approvato, quando ci sono manifestazioni, contestazioni, richieste di spiegazioni, il Quirinale emette ben tre note ufficiali, Grillo le ha pubblicate l’altro giorno sul blog, nelle quali rivendica il Lodo Alfano dicendo che il Lodo Alfano risponde alle obiezioni che la Corte Costituzionale aveva fatto nel gennaio del 2004 quando aveva bocciato il Lodo Meccanico /Schifani. Se il Presidente della Repubblica si attenesse alla Costituzione senza aggiungerci dei codicilli suoi, tipo quello della moral suasion, che cosa farebbe? Che cosa dovrebbe fare? Dovrebbe starsene seduto ieratico, inavvicinabile al Quirinale, lasciar fare il governo e il Parlamento e, quando gli portano una legge approvata e impacchettata o un decreto approvato e impacchettato, in quel momento apre il pacchetto, vede che cosa c’è dentro, se gli piace mette la firma, se non gli piace rimanda indietro e spiega il perché (messaggio motivato: questo prevede la Costituzione). Invece da qualche anno aveva già cominciato Ciampi in parte, ma negli ultimi due anni è esploso questo malvezzo costituzionale: guardate, non ve lo dico io che non sono nessuno, l’hanno scritto molti costituzionalisti, se il capo dello Stato partecipa con consigli, suggerimenti, ammonimenti alla fase della preparazione e dell’approvazione delle leggi o dei decreti, quelli non sono più i decreti e le leggi del governo e del Parlamento, quelli diventano i suoi decreti e le sue leggi e, quando gli arrivano sul tavolo per la firma, non è più lui che deve decidere su una legge fatta dal Parlamento o dal governo, è lui che deve decidere su una legge che anche lui ha contribuito a fare, conseguentemente si assume la paternità almeno parziale dei provvedimenti che andrà a giudicare e come fa a rimandarli indietro? Quelli gli risponderanno “ ma se ce l’hai detto tu, di fare così”! Ecco perché quello che sta succedendo per molti costituzionalisti è qualcosa di inedito e anche di molto ardito dal punto di vista costituzionale, perché il capo dello Stato non può assumersi la paternità di un decreto o di una legge prima che gli arrivino sullo tavolo, invece vedete che succede spesso: ricorderete il Decreto Englaro, per cui Berlusconi voleva fare un decreto per impedire l’esecuzione di una sentenza definitiva sull’accanimento terapeutico nei confronti della povera Eluana. Il Capo dello Stato non ha aspettato che gli arrivasse quel decreto: ha mandato una lettera al Consiglio dei Ministri, che stava facendo quel decreto, per anticipare che quel decreto lui non l’avrebbe firmato e perché conosceva già un decreto che non era stato ancora varato? Evidentemente perché, anche in quel caso, qualche Sherpa del governo era andato a farglielo vedere prima e lui non li deve fare entrare gli Sherpa, lui deve dire “ fate quello che dovete fare, poi mi portate la legge: se è una porcata - e statisticamente da questo governo non può che uscire roba del genere! - ve la rispedisco indietro”, non dirglielo prima! Tant’è che Berlusconi si incazzò e ebbe ragione, secondo me, dicendo “ ma tu non puoi venire in Consiglio dei Ministri a dirci quello che dobbiamo fare: noi facciamo le nostre cose, ci prendiamo le responsabilità e poi tu ti prendi la responsabilità di respingercela”. Eh, già, ma dopo che tu l’hai respinta nasce immediatamente uno scontro violento tra il Quirinale e Palazzo Chigi: questa è la ragione per cui il capo dello Stato adotta quell’altra soluzione di cui io, nella Costituzione, sarò rozzo e brutale ma non ho trovato traccia, di suggerire, consigliare, sapere prima, dire prima, anticipare. Il capo dello Stato non è il consulente del governo o del Parlamento, o almeno non c’è scritto questo potere, tra i tanti o pochi che gli spettano. La stessa cosa è successa quest’estate con le intercettazioni: ne abbiamo parlato, la legge sulle intercettazioni, questa incommensurabile puttanata che farà in modo che non si scopriranno più i colpevoli dei reati, perché di fatto non si potrà più intercettare, preoccupava la magistratura, preoccupava le forze dell’ordine, preoccupava tutti i cittadini onesti, preoccupava anche i giornalisti e i costituzionalisti, perché è anche una legge liberticida contro il diritto /dovere di cronaca, il Capo dello Stato- stiamo parlando sempre di una persona magari animata dalle migliori intenzioni - si rende conto che sta per passare una porcata. E allora che cosa dice la Costituzione? Aspetta che la approvino, la porcata, dopodiché non gliela firmi: gliela rimandi indietro, dicendo loro “ è una porcata per questo motivo, è incostituzionale per questo, questo e quest’altro motivo” etc., tra l’altro spiani anche la strada alla Corte Costituzionale perché, se ha davanti a sé una pronuncia del capo dello Stato che dice che è manifestamente incostituzionale, la Corte Costituzionale non avrà più quei patemi che hanno terrorizzato quei 15 vecchietti l’altro giorno, per cui è un miracolo se se ne sono trovati 9 su 15 che hanno avuto il coraggio di dichiarare incostituzionale una legge incostituzionale, compresi i due che vanno a cena con l’autore della legge e con l’utilizzatore finale della medesima, che hanno votato e naturalmente hanno votato a favore del Lodo Alfano, perché nessuno l’ha ricordato, ma hanno avuto la spudoratezza, Mazzella e Napoletano, di votare a favore di una legge con il cui autore e con il cui utilizzatore erano andati a cena e erano stati pure beccati! 

Il precedente della legge sulle intercettazioni

Invece che cosa fece, sulla legge delle intercettazioni? Il solito discorso: Alfano andò al Quirinale - lo scrisse Eliana Milella su Repubblica  e non fu smentita da nessuno, né dal Quirinale, né da Alfano - Alfano sale al Quirinale e gli dice “ noi avremmo preparato questa roba qua, lei che dice?” o “ tu che dici?”, non so se si diano del lei o del tu; Napolitano dice “ così come è non penso che la firmerò, cambiate qua, qua e qua”. Alfano torna e si decide che, per fare quei cambiamenti, bisogna passare l’estate, conseguentemente viene rinviata all’autunno e adesso ce la propinano con qualche ritocco, con qualche cucchiaino di sterco in meno. Dopodiché il capo dello Stato che cosa farà? Avrà le solite mani legate: perché? Perché gli ha detto lui di levare due o tre cucchiaini di sterco dalla montagna di sterco, dopodiché sarà costretto a firmare la montagna di sterco, dopodiché si dirà “ ma se lui ha detto che non è manifestamente incostituzionale potrà, la Corte...?” e così rinasceranno i soliti equivoci. Purtroppo il vizio è all’origine, cioè quando il Lodo Alfano nacque secondo quella teoria assurda della riduzione del danno, “ salviamo il salvabile”, il meno peggio è il Lodo Alfano: perché? Perché Berlusconi minaccia il peggio, la legge che blocca 100.000 processi e quindi ci caliamo le brache, cediamo, sospendiamo i suoi processi e così lui lascia fare gli altri, immoral suasion! Da quel momento è evidente che il capo del governo sa di avere dalla sua parte il Quirinale e infatti, per un anno, chiunque osava criticare anche pallidamente il Quirinale veniva massacrato dai giornali di Berlusconi, “ giù le mani da Napolitano!”, anche quando uno faceva delle critiche politiche motivate etc., adesso lo attaccano tutti i giorni con insulti di ogni genere, oggi vogliono addirittura l’elezione diretta del capo dello Stato per mandarlo a casa, gliene dicono di tutti i colori, Berlusconi ha detto “ Napolitano doveva andare dai giudici costituzionali avvicinandoli uno per uno e magari fare come faceva Previti: se qualcuno è un po’ riottoso gli dai una busta piena di soldi”. Il problema è che l’equivoco, se equivoco è stato e se non ci sono state garanzie ancora più dettagliate e precise, nasce proprio dal fatto che il capo dello Stato è sceso dal suo trono e si è messo a concordare compromessi intorno alle leggi, compromessi preventivi, prima di prendere la sua posizione finale che dovrebbe essere anche l’unica.

La sentenza della Consulta sul Lodo Schifani

Naturalmente, quando uno si mette in quelle condizioni, poi non si può meravigliare se coloro con i quali ha trattato tra l’altro sono dei bari, a sedersi al tavolo di un baro è ovvio che poi quello bara, non ti ci devi sedere al tavolo del baro. E allora hanno cominciato a dire che, visto che Napolitano aveva detto che il Lodo Alfano rispondeva alle osservazioni fatte dalla Corte nel 2004 a proposito del Lodo Schifani, era evidente che la Corte avrebbe approvato il Lodo Alfano, ma non era vero quello che aveva detto il Quirinale, ossia che il Lodo Alfano rispettava i dettami della Consulta sul Lodo Schifani: la consulta aveva bocciato il Lodo Schifani per quattro profili di incostituzionalità, il Lodo Alfano ne aveva recepite alcune, di queste osservazioni, tipo la rinunciabilità del lodo, tipo la temporaneità, ovvero il fatto che non si poteva ripetere di legislatura in legislatura, tipo il fatto che non si poteva equiparare, non si poteva dare l’immunità al Presidente della Corte Costituzionale, visto che è sullo stesso livello degli altri giudici costituzionali, ma non aveva risposto a altri requisiti, per esempio il fatto che il capo del governo non ha nessuno status privilegiato rispetto agli altri Ministri, che i Presidenti di Camera e Senato non hanno nessuno status privilegiato rispetto a tutti gli altri parlamentari. Direte “ però la Corte Costituzionale nel 2004 non aveva bocciato il Lodo Schifani /Maccanico in quanto si cambiava l’articolo 3 della Costituzione, cioè il proprio di uguaglianza, con una legge ordinaria approvata a maggioranza, anziché con una legge costituzionale approvata con i due terzi o con la doppia lettura Camera /Senato, Camera /Senato e il referendum confermativo”, non aveva detto “ dovete fare una legge costituzionale per derogare al principio di uguaglianza” e a questa cosa, a furia di sentircela ripetere, ci abbiamo creduto. In realtà bastava leggere la sentenza del 2004 e non è vero niente: se volete, andate su Internet e digitate sentenza numero 24 del 2004, il Presidente era Riccardo Chieppa, il relatore era Francesco Amirante e, in quella sentenza, la Corte Costituzionale non ha mai scritto da nessuna parte che si possa derogare al principio di uguaglianza, che è un precetto costituzionale (articolo 3 della Costituzione) con una legge ordinaria. Che cosa faceva la Corte? Elencava tutte le ragioni per le quali il Tribunale di Milano aveva eccepito sulla costituzionalità del Lodo Schifani, tra cui c’era anche quella formale, ossia che il Lodo non era una legge costituzionale e conseguentemente non poteva, ovviamente, cancellare con legge ordinaria un precetto costituzionale. Poi c’erano gli altri profili, la Corte giudicava sufficienti alcuni profili di incostituzionalità senza esaminarli tutti, visto che erano troppi e diceva “ bastano e avanzano questi per mandarla a picco”. E poi, alla fine, diceva - questa è la frase chiave - “ resta assorbito..” ah, prima diceva “ la questione di illegittimità costituzionale sollevata dal Tribunale di Milano è fondata - cioè la Legge Schifani è incostituzionale - in riferimento agli articoli 3 e 24 della Costituzione” e poi aggiungeva “ resta assorbito ogni altro profilo di illegittimità costituzionale”, ossia gli altri profili di illegittimità costituzionale non è che non siano fondati, ma sono assorbiti in questa dichiarazione di incostituzionalità che abbiamo fatto a proposito degli articoli 3 e 24 della Costituzione, senza inoltrarci oltre, assorbito vuole dire incluso, compreso, confermato, non vuole dire escluso, espulso, negato. Poche righe prima - la sentenza è datata 20 gennaio 2004, Presidente Chieppa, redattore Amirante, la trovate su Internet, così vedete se vi sto raccontando palle - al punto 6 scriveva, la Corte, “ alle origini della formazione dello stato di diritto sta il principio della parità di trattamento rispetto alla giurisdizione”, ovvero tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge e di fronte alla giurisdizione, insomma quando uno va a finire davanti a un giudice non c’è distinzione che tenga, siamo tutti uguali. “ Il cui esercizio - di questo principio di parità di trattamento rispetto alla giurisdizione - nel nostro ordinamento - nella nostra Costituzione - sotto più profili è regolato da precetti costituzionali”, cioè lo diceva chiaramente che il principio di uguaglianza è regolato da precetti costituzionali e conseguentemente, ogni volta che si vuole toccare il principio di uguaglianza per stabilire delle eccezioni, bisogna intervenire con dei precetti costituzionali, cioè con una legge costituzionale. Non era il caso del Lodo Schifani, che era fatto in quattro e quattro otto con legge ordinaria a maggioranza e non era il caso del Lodo Alfano, quindi non solo non c’è scritto nella sentenza sul Lodo Schifani che si poteva procedere a derogare all’articolo 3 della Costituzione con legge ordinaria, ma c’era scritto il contrario: c’era scritto che il principio di uguaglianza è regolato da precetti costituzionali e c’era scritto che il fatto che non fosse una legge costituzionale il Lodo Schifani non era affatto una cosa secondaria, ma semplicemente era assorbita nella dichiarazione di incostituzionalità che era stata motivata sulla base di altri profili di incostituzionalità. E allora perché il capo dello Stato, un anno fa, ci ha detto che il Lodo Alfano recepiva tutte le contestazioni della Corte Costituzionale? E’ quando ha detto così che Berlusconi si è illuso di avere la Corte in tasca, perché prima di fare una dichiarazione così impegnativa il Capo dello Stato avrà preso le sue informazioni, i suoi giuristi si saranno informati, qualche telefonatina l’avranno fatta! Questo per dire che forse, soprattutto visto il baro che c’è dall’altra parte del tavolo, sarebbe il caso di ritornare a una concezione un po’ più letterale della presidenza della Repubblica: quella di un Presidente che se ne sta seduto in attesa delle leggi e poi, se le leggi non vanno bene, le fulmina e le respinge. Invece il fatto che si continui con questa trattativa sottobanco genera gli equivoci di cui vediamo in questi giorni le conseguenze e, purtroppo, avremmo bisogno di un capo dello Stato che non è costretto quotidianamente a intervenire per rettificare, precisare, correggere, etc. etc., perché purtroppo in questa vicenda ancora una volta ciò che è avvenuto prima ha autorizzato Berlusconi a dire di essere stato ingannato. Non so se sia stato ingannato, ma certamente il Lodo Alfano non era soltanto opera sua: era opera di molte mani, comprese quelle della leadership del Partito Democratico, che aveva deciso di non opporsi al Lodo, non ci fu ostruzionismo e, anche all’epoca, si disse che la moral suasion aveva coinvolto anche il Partito Democratico, in quanto l’impegno che era stato preso era che Berlusconi rinunciava alla legge blocca /processi e che il Lodo Alfano, al posto della legge blocca /processi, sarebbe passato subito, mentre invece l’ostruzionismo avrebbe potuto ritardarne l’approvazione e, nel frattempo, avrebbe potuto arrivare la sentenza del processo Mills. Forse il capo dello Stato avrebbe potuto, in quella circostanza, dire a Berlusconi “ i processi non sono affare mio, lei li aveva prima di essere eletto, ha deciso di candidarsi da imputato, non i meravigli se adesso, che arrivano alla fine, i processi producono una sentenza: se lei ritiene che non ci debbano essere dei processi a carico del Presidente del Consiglio perché il Presidente del Consiglio deve occuparsi 24 ore su 24 di governare il Paese benissimo, faccia come si fa nelle democrazie normali, faccia come ha fatto Nixon, faccia come ha fatto Devil Pain, faccia come ha fatto Olmert, faccia come ha fatto il governatore dello stato di New York, se ha un’indagine e pensa di essere troppo occupato appresso a quell’indagine si dimetta, lei non è stato eletto dal popolo, lei è stato nominato da me, il popolo ha eletto il Parlamento e il Parlamento ha espresso una maggioranza, la quale maggioranza ha designato lei, ma io, capo dello Stato, potevo scegliere un altro. Se lei ritiene di non avere tempo sufficiente per governare si dimetta e vada a farsi i suoi processi e io nominerò un altro Presidente del Consiglio di centrodestra, perché questa maggioranza deve governare, visto che ha vinto le elezioni, mentre non sta scritto da nessuna parte che il Presidente del Consiglio debba essere lei” e speriamo, prima di diventare tutti vecchi, di trovare qualcuno che, finalmente, faccia a questo impunito questo discorso che, ancora una volta, è basato sulla Costituzione della Repubblica Italiana, Repubblica parlamentare e non presidenziale! Passate parola e continuate a leggere Il Fatto Quotidiano.    

NOSTRO COMMENTO: ha ragione Marco questo malvezzo costituzionale del Capo dello Stato di partecipare  con consigli, suggerimenti, ammonimenti alla fase della preparazione e dell’approvazione delle leggi o dei decreti, è fuori di ogni previsione giuridica e non garantisce l'imparzialità del Presidente della Repubblica. L’’art. 74 della Costituzione recita: “Il Presidente della Repubblica, prima di promulgare la legge, può con messaggio motivato alle Camere chiedere una nuova deliberazione.
Se le Camere approvano nuovamente la legge, questa deve essere promulgata.”

 

 

 

Di Ferdy - Pubblicato in : Stato
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Domenica 1 novembre 2009 7 01 /11 /2009 10:40

Dal sito Antimafia2000 si riporta:


“Borsellino sapeva della trattativa. Ruotolo convocato dai magistrati di Palermo (di Anna Petrozzi - 9 ottobre 2009)

Un altro colpo di scena, un altro improvviso lampo di memoria getta un po’ di luce sul mistero delle stragi del ’92 e ’93.

 “Ieri sera ad Anno Zero è stato addirittura Claudio Martelli, Ministro di Grazia e Giustizia di quell’epoca, a fare la rivelazione delle rivelazioni: Paolo Borsellino sapeva della “Trattativa”, dell’ormai famoso dialogo tra Stato e Mafia avvenuto proprio a cavallo delle stragi.
Secondo la testimonianza dell’ex ministro, andata in onda solo in forma di intervista però, il capitano De Donno si era recato dall’allora direttore degli affari penali, Liliana Ferraro, strettissima collaboratrice di Falcone, per spiegarle che Vito Ciancimino sarebbe stato disposto a passare dalla parte dello Stato a patto di avere copertura politica. La Ferraro “molto opportunamente e senza nemmeno bisogno che mi consultasse”, spiega Martelli, “gli disse di rivolgersi prima di tutto al magistrato competente, cioè Paolo Borsellino.
Questo dialogo, spiega in collegamento da Palermo Sandro Ruotolo, in questi giorni oggetto di minacce ritenute molto pericolose dalla Digos che lo sta proteggendo, sarebbe avvenuto nel trigesimo della strage di Capaci, in occasione della messa a suffragio, quindi il 23 giugno. Dopodiché, ed è questa la vera novità, Liliana Ferraro ne avrebbe parlato direttamente a Paolo Borsellino.
Tutta questa sequenza di eventi sarebbe stata confermata dall’interessata a Martelli che se ne è fatto garante, telefonicamente, presso Ruotolo.
Da qui sorgono spontanee almeno due domande: la prima, la più ovvia, è perché due “amici” di Giovanni Falcone, come sono stati sempre pubblicamente considerati, Liliana Ferraro e lo stesso Martelli decidono di parlare solo ora.
La seconda è se De Donno, che incontra Borsellino con Mori due giorni dopo la suddetta conversazione, il 25 giugno 1992, nella caserma Carini di Palermo, ne abbia parlato con il giudice così come gli disse la Ferraro.
Difficile se non impossibile pensare che Borsellino, se fosse già stato informato dei dialoghi tra Ciancimino e De Donno non gliene avrebbe chiesto conto immediatamente in quella riunione che a detta dell’allora colonnello Mori sarebbe stata super riservata. Se così fosse Mori e De Donno non solo non avrebbero mai riferito questa circostanza, ma avrebbero mentito dicendo che in quell’occasione parlarono solo di mafia e appalti.
Un elemento di indagine importantissimo quindi per i magistrati di Palermo che proprio sulla trattativa stanno lavorando da tempo. Il procuratore aggiunto Antonio Ingroia intanto ha convocato d’urgenza Ruotolo per fare chiarezza e vorrà ovviamente sentire anche gli interessati. Se la Ferraro e Martelli dovessero confermare a verbale si potrebbe ampliare ulteriormente quello scenario già all’esame della Corte presieduta da Mario Fontana che sta processando il generale Mori e il colonnello Mauro Obinu per favoreggiamento aggravato a Cosa Nostra.
Secondo l’accusa sarebbe esistito un patto tra Provenzano e alcuni referenti politici per ristabilire l’eterno equilibrio tra Cosa Nostra e Stato, interrotto definitivamente con le condanne all’ergastolo sancite dal Maxi processo e dalla caduta rovinosa della Dc e del vecchio sistema partitico con mani pulite. All’interno di questo accordo ci sarebbe stata la consegna di Riina, la mancata e mai sufficientemente spiegata perquisizione del suo covo, la mancata cattura di Provenzano a Mezzojuso nel 95 e tutta una serie di eventi che hanno ristabilito con gli anni la pax tra Stato e Mafia diventata oggi la maggior “azienda” del Paese garantita e agevolata da leggi che ne reprimono principalmente la sfera militare.
Per raggiungere questo obiettivo, aveva più volte detto Provenzano ai suoi, c’era da pazientare una decina d’anni e soprattutto era stato necessario eliminare alcuni ostacoli, tra cui Paolo Borsellino e creare il necessario clima di instabilità politica e istituzionale, quindi anche le stragi del ’93. 
Certo, trovare preciso riscontro processuale a tutto questo diabolico progetto è tutt’altro che semplice ed è diventato un carico enorme sulle spalle di pochi magistrati e forze dell’ordine. Proprio tra ieri e l’altro ieri si sono svolte due udienze del dibattimento in questione in cui ha deposto il collaboratore di giustizia Antonino Giuffré, l’ultimo dei pentiti ad avere avuto stretta relazione con Provenzano dopo la cattura di Riina.
Soppesando ogni singola parola l’ex capo mandamento di Caccamo ha spiegato che la priorità per Provenzano era quella di trovare la soluzione ai loro problemi più gravi, accentuatisi con la politica irruenta e di attacco allo Stato voluta da Riina e dalla quale il Provenzano aveva cominciato a dubitare, fin dalla decisione di votare il Psi, proprio di Martelli, al posto della Dc nel ‘87.
I problemi sono quelli ormai noti dell’ergastolo e quindi della possibile revisione dei processi, i benefici carcerari anche per i mafiosi, il sequestro dei beni, la neutralizzazione dei collaboratori di giustizia contenuti anche nel famoso “papello” consegnato da Riina a interlocutori politici per il tramite di Vito Ciancimino.
Giuffré, senza una parola di troppo, riferisce semplicemente che mentre la fazione di Bagarella e Brusca continuava a mettere a ferro e fuoco il Paese con le “bombe del continente” (Firenze, Milano e Roma) Provenzano lavorava alla “sommersione”, cioè a non fare eccessivo rumore per poter ritornare ai vecchi tempi della coabitazione con lo Stato e del grande business.
Ad un certo punto tra il ‘93 e il ‘94 aveva rassicurato i suoi più intimi di avere le garanzie necessarie e che occorreva prodigarsi per sostenere la nuova forza politica: Forza Italia.
A fare da tramite per questo rinnovato accordo: Marcello Dell’Utri.
La stessa ricostruzione l’ha fornita ieri sera Massimo Ciancimino ad Anno zero ribadendo quanto già riferito ai magistrati.
Ad un certo punto – ha raccontato -  suo padre, don Vito, si era sentito scavalcato. Aveva capito di essere stato utile alla cattura di Riina e quindi alla causa della nuova trattativa che avrebbe riportato la pace tra stato e mafia, ma che ormai la sua funzione era finita.
Un po’ dispiaciuto aveva però finito con condividere la scelta di Provenzano di proseguire nei suoi negoziati con un uomo nuovo in grado di fargli da agente presso la nuova politica: Marcello Dell’Utri.
Anche le dichiarazioni di Massimo Ciancimino sono all’attento vaglio degli inquirenti che lo sentiranno presto a processo, nel frattempo però a deporre il prossimo 20 ottobre sarà invece suo fratello.
Giovanni Ciancimino, avvocato, era rimasto finora al di fuori da tutte le delicate faccende relative al padre. Tuttavia, chiamato dai magistrati, ha confermato di essere a conoscenza della trattativa e del ruolo svolto in questo passaggio dal genitore.
Assieme a lui è stato convocato anche l’onorevole Violante che, pure lui con il lieve ritardo di 17 anni, ha rammentato di essere venuto a conoscenza di questo dialogo tra il Ros e Ciancimino. Le sue dichiarazioni tardive sembrerebbero essere su alcuni punti discordanti, sarà compito delle parti a processo tentare di rimettere in ordine questo intricato periodo storico che ha segnato indelebilmente, piaccia o meno, la storia del nostro Paese.
E’ evidente che siamo in un momento politico assai delicato in cui sembra stiano per emergere pezzi di verità sempre più inquietanti che stanno facendo sperare gli italiani onesti e i tanti famigliari delle vittime. Ieri sera la trasmissione di Santoro si è aperta con una richiesta, sempre aristocratica e composta, di Agnese Borsellino, in cui la moglie del giudice chiede a chiunque sia informato di quei fatti di dire la verità perché ormai i tempi sono maturi. Poiché solo la verità potrebbe restituire dignità al nostro Paese.
Questo compito però, ed è bene che ce lo ricordiamo tutti, non può essere delegato alla sola magistratura, un’altra volta, ma deve essere condiviso. La società civile deve essere attenta, è vero, ma ora si dovrebbero sentire anche la voce degli intellettuali, degli storici, dei grandi giornalisti. Che non si nascondessero dietro le verità processuali, ce n’è abbastanza per analizzare questa fantasmagorica omertà di stato che solo oggi sembra lievemente infrangersi. E poi teoricamente ci sarebbe la politica; se ci fosse una classe dirigente onesta e coraggiosa sarebbe arrivato il momento anche per loro di una bella autocritica. E magari di una bella pulizia.

 

Intervista a Claudio Martelli - AnnoZero 8/10/09

Fonte:Spartano1985



L'intervista di AnnoZero a Claudio Martelli nella puntata del 8 Ottobre 2009 intitolata "Verità Nascoste"
Nella puntata dedicata al "Caso Ciancimino" e ai rapporti fra la mafia e la politica sono intervenuti lonorevole Antonio Di Pietro, Italia dei valori, Nicolò Ghedini,parlamentare del popolo delle Libertà, il giornalista Felice Cavallaro del Corriere della Sera e Massimo Ciancimino.


NOSTRO COMMENTO: Formuliamo l’ augurio che la verità prima o poi viene a galla!

Di Ferdy - Pubblicato in : Stato
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