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Giovedì 24 dicembre 2009 4 24 /12 /2009 18:38
buonatale.JPG BUON NATALE A TUTTI!
Di Ferdy - Pubblicato in : Stato
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Mercoledì 23 dicembre 2009 3 23 /12 /2009 08:26

Convegno: L' alba di una nuova resistenza


A Palermo in data 12 dicembre 2009 si è svolta un Conferenza dal titolo "L'Alba di una nuova resistenza". Sono intervenuti, tra gli altri: Di Matteo - Di Pietro - Genchi - Repici - Borsellino e Gomez. Guardiamo i Video dei loro interventi:


Fonte: http://facecool.fascioemartello.it/info/


V I D E O:



Di Ferdy - Pubblicato in : Stato
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Martedì 24 novembre 2009 2 24 /11 /2009 08:20

Dal sito Antimafia2000.it, si riporta:

Pm Spataro: ''Ddl processo breve inutile''. E il Pdl lo attacca ingiustamente

di Aaron Pettinari - 23 novembre 2009
Roma.
E' un momento molto delicato questo per la giustizia in Italia. Dopo la bocciatura del lodo Alfano la maggioranza, su mandato diretto del premier Berlusconi, è in fibrillazione per far passare l'ennesimo emendamento “ad personam”.


  Il ddl impropriamente chiamato del ''processo breve'' comincerà così il proprio iter in Commissione al Senato.
Magistrati, associazioni, giornalisti e alcuni politici in questi giorni sono intervenuti per spiegare l'assurdità di una legge che rischia, se entrerà in vigore, di cancellare processi importanti (crac Parmalat, aggiotaggio Antonveneta, truffa rifiuti a Napoli, clinica S.Rita ecc... per dirne alcuni oltre ai processi del premier, Mills, Mediaset e Mediatrade) aumentando il rischio d'impunità. Ieri, intervenuto su Raitre, il procuratore aggiunto di Milano Armando Spataro ha detto: “Il ministro Alfano dice che solo l’1% dei processi sarà soggetto all’abbattimento? Vuole forse dire che il 99% dei processi funziona bene? Se è così allora la legge non serve, e il ministro non si è accorto di essere incorso in un pericoloso boomerang». E poi ha aggiunto: «Nella parte in cui prevede di sganciare il pm dalla polizia giudiziaria sembra ispirato da logica aziendale, nella relazione si legge che i compiti vanno distinti per 'creare i presupposti di una maggiore concorrenza e controllo reciproci'. Certe volte mi chiedo chi abbia mai scritto questa frase, spero non un magistrato». Quindi è intervenuto su possibili nuovi lodi o “mini-lodi” (come quello proposto da Casini sul legittimo impedimento): “Qualsiasi 'scudo' non è compatibile con il principio di uguaglianza dei cittadini davanti alla legge. Posso comprendere l’idealismo politico dell’onorevole Casini,ma la Corte Costituzionale l’ha già detto: non abbiamo bisogno di escamotage, basta con le riforme dettate da esigenze contingenti e dalla necessità di poche persone”. Immediata è stata la replica dei “colonnelli” del Pdl, Gasparri, Bondi e Cicchitto pronti, ancora una volta dopo quanto detto nei confronti del procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia, ad accusare Spataro di essere un magistrato-politico. Unico a difendere il magistrato è stato Antonio Di Pietro: "Accusare e criminalizzare persone come Spataro o Ingroia è un delitto di Stato, perché vuol dire non conoscere la storia personale di queste persone". "Quando la gente andava in giro ancora con i calzoni corti - ha proseguito - Spataro combatteva il terrorismo, Ingroia combatteva la mafia. Criminalizzarli soltanto perché dicono 'guardate che con le leggi che state facendo ci togliete ogni possibilita' di combattere la criminalità vuol dire essere favoreggiatori di criminali. Perché - ha aggiunto - solo dei criminali possono combattere la criminalità togliendo le armi a chi vi si oppone. E' come togliere il bisturi a un chirurgo. Non so - ha concluso Di Pietro - se a un certo punto chi attacca Spataro sia solo un delinquente o anche un cretino".

NOSTRO COMMENTO: Quousque tandem abutere, Catilina, patientia nostra? E con questo ho detto tutto.

 

Di Ferdy - Pubblicato in : Stato
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Domenica 1 novembre 2009 7 01 /11 /2009 15:31

Il Lodo dei quadrumani - Marco Travaglio

Fonte:StaffGrillo




Buongiorno a tutti. Avete visto che pasticcio sta succedendo? Due giorni fa il giornale di casa Berlusconi pubblica una ricostruzione di come fu concepito, costruito, approvato e promulgato il cosiddetto Lodo Alfano e da chi. Devo dire -è una cosa che non farò mai più, credo, ma- che la ricostruzione di Feltri è abbastanza verosimile, secondo me molto vicina alla verità: del resto l’avevamo scritto nel libro “Bavaglio” l’anno scorso, come erano andate le cose e, chiunque abbia un po’ di memoria o abbia partecipato alla manifestazione di Piazza Navona dell’8 luglio dell’anno scorso, l’ha sentito ripetere da molti di noi.

Il Lodo Alfano non l'ha scritto Alfano

Il Lodo Alfano l’unico che non l’ha scritto è Alfano: il Lodo Alfano è opera di Berlusconi e dei suoi Avvocati, Ghedini innanzitutto e, dall’altra parte, lo staff del Quirinale con qualche zampino del Partito Democratico, all’epoca guidato dal leggendario Walter Veltroni. Oggi il Quirinale, dopo aver lasciato passare un’intera giornata, la giornata di domenica, smentisce quella ricostruzione in maniera un po’ vaga, dicendo “ è del tutto falsa l’affermazione che al Quirinale si siano stipulati patti su leggi la cui iniziativa, come è noto, spetta al governo e tanto meno sul superamento del vaglio di costituzionalità affidato alla Consulta”. Dopodiché dice che “ la collaborazione tra gli uffici della presidenza del Consiglio e i Ministri competenti è una prassi da lungo tempo consolidata, di semplice consultazione e leale cooperazione, che lascia intatta la netta distinzione dei ruoli e delle responsabilità”. Quanto sia netta questa distinzione lo vediamo tra un attimo. Prosegue, la nota del Quirinale, con il fatto che c’era la legge blocca /processi che era incostituzionale e che, quindi, il Consiglio dei Ministri la sostituì con la Legge Alfano che, invece di bloccare 100.000 processi, bloccava soltanto quelli a Berlusconi. Dice “ Napolitano ne autorizzò la presentazione al Parlamento e, successivamente, dopo l’approvazione da parte delle Camere, promulgò la legge, dando un via libera che - dice - non poteva in nessun modo costituire garanzia di giudizio favorevole della Corte in caso di ricorso” e questo è vero, la firma del capo dello Stato non pregiudica che la Corte possa bocciarla, la legge: quante volte abbiamo visto che la Corte Costituzionale ha bocciato leggi firmate dal Presidente della Repubblica? 
“il rispetto dell’indipendenza della Corte Costituzionale e dei suoi giudici, doveroso per tutti, ha rappresentato una costante linea di condotta per qualsiasi Presidente della Repubblica” e su questo non ci sono dubbi. Ci sono dubbi invece sulla prima parte della smentita, perché in realtà non sta scritto da nessuna parte che gli uffici tecnici della Presidenza della Repubblica debbano avviare una prassi di cooperazione e consultazione con i Ministeri e con chi fa le leggi o chi le propone, o chi prepara i decreti. Sarò fissato, sapete che abbiamo appena fatto un quotidiano, Il Fatto Quotidiano, che ha come linea politica la Costituzione e quindi me la sto ripassando: oggi vorrei ripassare l’articolo 74; non so se avete notato, ma su Il Fatto Quotidiano ogni settimana la costituzionalista Lorenza Carlassare esamina un articolo della Costituzione, la settimana scorsa abbiamo esaminato il terzo, questa settimana ci sarà il quarto e andremo avanti. Vi anticipo il settantaquattresimo, che dice: “ le leggi sono promulgate dal Presidente della Repubblica - scusate, questo è il 73 - entro un mese dall’approvazione. Se le Camere, ciascuna a maggioranza assoluta dei propri componenti, ne dichiarano l’urgenza la legge è promulgata nei termini da esse stabiliti. Le leggi sono pubblicate subito dopo la promulgazione e entrano in vigore il quindicesimo giorno successivo alla loro pubblicazione, salvo che le leggi stesse stabiliscano un termine diverso”. 

Napolitano poteva non firmare

Dopodiché, il 74 - e qui arriviamo al dunque - prevede quanto segue: “ il Presidente della Repubblica, prima di promulgare la legge può, con messaggio motivato alle Camere, chiedere una nuova deliberazione; se le Camere approvano nuovamente la legge questa deve essere promulgata”. E’ molto secco questo articolo, sono quattro righe e mezza, due commi: “ il Presidente della Repubblica, prima di promulgare la legge può, con messaggio motivato alle Camere, chiedere una nuova deliberazione; se le Camere approvano nuovamente la legge, questa deve essere promulgata”, punto e fine: che cosa significa? Che il Presidente, solo se la legge è manifestamente incostituzionale, la può rimandare indietro alle Camere con un messaggio? Assolutamente no, non c’è scritto: c’è scritto che il Presidente della Repubblica, prima di promulgarla, può rimandarla indietro e chiedere di rifarla diversa, con un messaggio motivato alle Camere, dove spiega il perché, sia che sia incostituzionale e sia che non gli piaccia: ci possono essere delle leggi orrende, infami, ributtanti, ingiuste, contrarie alla moralità pubblica, contrarie al senso dello Stato, che non per questo sono di per sé manifestamente incostituzionali, per esempio l’ultima che ha firmato, ossia lo scudo fiscale. Non si sa se sia incostituzionale, sicuramente è una porcheria inaudita per le ragioni che abbiamo spiegato e che spiegheremo domani, dove su Il Fatto Quotidiano troverete un manualetto per il riciclatore a norma di legge, a norma di scudo. 
Prendiamo un altro caso: la legge che fa degli immigrati clandestini dei delinquenti prima ancora che commettano dei reati, solo per lo status di clandestini; è una totale follia, non serve a niente dal punto di vista della lotta alla clandestinità: perché? Come potrà mai essere spaventato un immigrato clandestino dalla prospettiva di essere condannato a una pena pecuniaria di 5 o 10. 000 Euro? Non li ha, né 5 né 10. 000 Euro, se li ha non risultano e non li pagherà mai, è lo Stato che deve avere paura di un’ondata di migliaia, migliaia e migliaia di processi a gente che, alla fine, sarà condannata a pagare una multa che non pagherà. E’ una legge che da un lato non serve a niente e, dall’altro lato, paralizza - se già non fosse paralizzata - la giustizia ancora di più e in più fa dell’Italia un Paese che ha smarrito il senso dell’umanità e della pietà, perché quando arriva una larva umana scampata a un naufragio e, appena mette piede sulla battigia, le viene notificato un avviso di garanzia per immigrazione clandestina beh, quello la prossima volta magari affoga con tutti gli altri, che forse gli conviene. Stiamo parlando di leggi disumane e assolutamente inutili, folli, irrazionali e poi non sappiamo se sono anche incostituzionali: alcuni giudici ritengono di sì, ma vedremo in futuro la Corte Costituzionale che cosa dirà. Intanto sono leggi porcata che, ripeto, ai sensi dell’articolo 74 il Capo dello Stato, se lo ritiene, può rispedire indietro anche se non ravvisa manifeste ragioni di incostituzionalità, articolo 74. A furia di sentir dire che il capo dello Stato può respingere le leggi solo se sono manifestamente incostituzionali, mi ero fatto l’idea che ci fosse scritto nella Costituzione: in realtà non c’è scritto, sarà una prassi ma non.. la Costituzione non lo dice, dice semplicemente che, se una legge non gli piace, lo motiva e la rispedisce indietro. Poi dice anche che, se gliela rimandano uguale, la deve firmare; se gliela rimandano modificata, essendo una nuova legge, la può nuovamente respingere, ok? Quando il capo dello Stato, l’altro giorno, per giustificare la sua firma sulla legge dello scudo fiscale ha redarguito severamente un cittadino che faceva il cittadino, ossia che gli chiedeva conto e ragione dei suoi atti, cosa che tutti noi dovremmo fare nei confronti di chi ricopre cariche pubbliche, il Presidente della Repubblica l’ha cazziato: gli ha detto “ tanto se la rimandavo indietro me la rifacevano uguale”. Intanto tu mandagliela indietro, con un messaggio al Paese, ossia al Parlamento, nel quale spieghi le ragioni per cui quella è una porcata, dopodiché voglio vedere una maggioranza già sfilacciata dove, se non ci fossero le assenze del PD, già lo scudo non sarebbe passato né in sede di costituzionalità né in sede di approvazione definitiva, se quella stessa maggioranza non ha almeno dieci, venti o trenta persone, magari gli amici di Fini, che sono colte da una crisi di coscienza, oppure semplicemente non vogliono andare a uno scontro frontale con il Quirinale! Poi comunque tu potrai guardarti la mattina allo specchio e dire “ ho fatto di tutto, ho fatto tutto ciò che la Costituzione mi consentiva per evitare che il Paese venisse violentato da una nuova legge immorale, che premia i delinquenti”! Del resto, se c’è scritto all’articolo 74 che la puoi rimandare indietro, avrà un senso, quest’articolo 74! Che cosa vuole dire che la seconda volta la devi firmare? Lo sappiamo, c’è scritto: intanto non firmarla la prima, così almeno sappiamo che c’è almeno un’istituzione, oltre ai nove membri della Corte Costituzionale su 15 che non si sono ancora inginocchiati davanti al Duce, che rappresenta le istituzioni e che svolge un’opera di controllo imparziale e indipendente, che non si lascia intimidire, mentre oggi dobbiamo dire che, a parte quei nove giudici costituzionali su 15, non abbiamo nessun altro potere terzo che sia in grado di difenderci da leggi incostituzionali di questo regime.

Il ricatto di Berlusconi

Come andò, invece, per il Lodo? Ve lo ricordate? Berlusconi vince le elezioni, sta arrivando rapidamente a conclusione un processo che dura da tre anni, il processo Mills a carico suo e di Mills, lui è accusato di aver corrotto Mills, Mills è accusato di essere stato corrotto da lui, sono in due, hanno finito di sentire i testimoni, sta per iniziare la discussione finale, ossia la requisitoria e le arringhe difensive dei due Avvocati e due imputati, Berlusconi piazza un emendamento nel pacchetto sicurezza, nel quale c’è scritto che sono bloccati 100. 000 processi: questo era il risultato di quest’emendamento. Era una legge che, con la scusa di fare celebrare prima i processi per i reati più recenti, di fatto imponeva ai giudici di dimenticarsi quelli per i delitti commessi fino, se non erro, al 2001. Naturalmente, tra quei delitti commessi fino al 2001, c’erano delitti gravissimi quali associazione a delinquere, estorsione, di tutto: perché? Perché ci doveva fare rientrare pure la corruzione giudiziaria, visto che era accusato insieme a Mills di corruzione giudiziaria del testimone. Quindi prendeva 100. 000 vittime di quei reati e diceva “ sapete che c’è? Dato che ho un processo commesso nello stesso periodo nel quale è stato commesso il reato ai danni vostri, ve la scordate la giustizia, non avrete giustizia: perché? Perché non posso permettermi di farmi giudicare per quel reato”, conseguentemente prendeva 100. 000 vittime e diceva loro “ voi non avrete giustizia”, prendeva 100. 000 colpevoli, o almeno i colpevoli di 100. 000 reati e diceva loro “ state tranquilli, siete nella mia categoria, la fate franca come me!”, sarebbe successo, ovviamente, il finimondo, immagino che le vittime sarebbero andate a Roma a incendiare qualche palazzo. Io, se fossi stato una vittima che si sentiva fare un discorso del genere, l’avrei fatto. 
E allora che cosa succede? Arrivano i pompieri per cercare di spegnere il fuoco che ha appiccato Berlusconi, il quale fa sempre così: appicca il fuoco, arrivano i pompieri e gli dicono “ spegniamolo insieme, questo fuoco: cosa vuoi in cambio?” e lui lì piazza la sua vera richiesta, che non è assolutamente bloccare 100.000 processi, a lui interessa bloccare i suoi e altri 99. 999 si possono celebrare tranquillamente, l’importante è che il suo non si celebri. Nasce così quella che si chiama la moral suasion e che si potrebbe chiamare moral suasion se venisse fatta la persuasione morale, la persuasione etica nei confronti di una persona etica: stiamo parlando di Berlusconi, naturalmente, conseguentemente questa è l’immoral suasion. L’immoral suasion che cosa produce? Produce un compromesso da parte delle istituzioni e, per Berlusconi, produce esattamente il risultato che lui aveva sperato: lui ti presenta ogni giorno un piatto pieno di sterco e ti dice “ mangialo”, tu gli dici “ scusa, non potremmo levare un cucchiaino di sterco?”, lui ti dice “ sì, sì, levalo pure” e tu ti mangi tutto il resto e, una fine, lui fa pure la figura del moderato e tu vai in giro a dire “ ho vinto, perché gli ho fatto levare un cucchiaino di sterco e mi sono mangiato soltanto tutto il resto”, questa è la storia del Lodo Alfano. Lodo Alfano che viene suggerito dal Quirinale con la consulenza dei tecnici giuridici del Quirinale, tant’è che, una volta approvato, quando ci sono manifestazioni, contestazioni, richieste di spiegazioni, il Quirinale emette ben tre note ufficiali, Grillo le ha pubblicate l’altro giorno sul blog, nelle quali rivendica il Lodo Alfano dicendo che il Lodo Alfano risponde alle obiezioni che la Corte Costituzionale aveva fatto nel gennaio del 2004 quando aveva bocciato il Lodo Meccanico /Schifani. Se il Presidente della Repubblica si attenesse alla Costituzione senza aggiungerci dei codicilli suoi, tipo quello della moral suasion, che cosa farebbe? Che cosa dovrebbe fare? Dovrebbe starsene seduto ieratico, inavvicinabile al Quirinale, lasciar fare il governo e il Parlamento e, quando gli portano una legge approvata e impacchettata o un decreto approvato e impacchettato, in quel momento apre il pacchetto, vede che cosa c’è dentro, se gli piace mette la firma, se non gli piace rimanda indietro e spiega il perché (messaggio motivato: questo prevede la Costituzione). Invece da qualche anno aveva già cominciato Ciampi in parte, ma negli ultimi due anni è esploso questo malvezzo costituzionale: guardate, non ve lo dico io che non sono nessuno, l’hanno scritto molti costituzionalisti, se il capo dello Stato partecipa con consigli, suggerimenti, ammonimenti alla fase della preparazione e dell’approvazione delle leggi o dei decreti, quelli non sono più i decreti e le leggi del governo e del Parlamento, quelli diventano i suoi decreti e le sue leggi e, quando gli arrivano sul tavolo per la firma, non è più lui che deve decidere su una legge fatta dal Parlamento o dal governo, è lui che deve decidere su una legge che anche lui ha contribuito a fare, conseguentemente si assume la paternità almeno parziale dei provvedimenti che andrà a giudicare e come fa a rimandarli indietro? Quelli gli risponderanno “ ma se ce l’hai detto tu, di fare così”! Ecco perché quello che sta succedendo per molti costituzionalisti è qualcosa di inedito e anche di molto ardito dal punto di vista costituzionale, perché il capo dello Stato non può assumersi la paternità di un decreto o di una legge prima che gli arrivino sullo tavolo, invece vedete che succede spesso: ricorderete il Decreto Englaro, per cui Berlusconi voleva fare un decreto per impedire l’esecuzione di una sentenza definitiva sull’accanimento terapeutico nei confronti della povera Eluana. Il Capo dello Stato non ha aspettato che gli arrivasse quel decreto: ha mandato una lettera al Consiglio dei Ministri, che stava facendo quel decreto, per anticipare che quel decreto lui non l’avrebbe firmato e perché conosceva già un decreto che non era stato ancora varato? Evidentemente perché, anche in quel caso, qualche Sherpa del governo era andato a farglielo vedere prima e lui non li deve fare entrare gli Sherpa, lui deve dire “ fate quello che dovete fare, poi mi portate la legge: se è una porcata - e statisticamente da questo governo non può che uscire roba del genere! - ve la rispedisco indietro”, non dirglielo prima! Tant’è che Berlusconi si incazzò e ebbe ragione, secondo me, dicendo “ ma tu non puoi venire in Consiglio dei Ministri a dirci quello che dobbiamo fare: noi facciamo le nostre cose, ci prendiamo le responsabilità e poi tu ti prendi la responsabilità di respingercela”. Eh, già, ma dopo che tu l’hai respinta nasce immediatamente uno scontro violento tra il Quirinale e Palazzo Chigi: questa è la ragione per cui il capo dello Stato adotta quell’altra soluzione di cui io, nella Costituzione, sarò rozzo e brutale ma non ho trovato traccia, di suggerire, consigliare, sapere prima, dire prima, anticipare. Il capo dello Stato non è il consulente del governo o del Parlamento, o almeno non c’è scritto questo potere, tra i tanti o pochi che gli spettano. La stessa cosa è successa quest’estate con le intercettazioni: ne abbiamo parlato, la legge sulle intercettazioni, questa incommensurabile puttanata che farà in modo che non si scopriranno più i colpevoli dei reati, perché di fatto non si potrà più intercettare, preoccupava la magistratura, preoccupava le forze dell’ordine, preoccupava tutti i cittadini onesti, preoccupava anche i giornalisti e i costituzionalisti, perché è anche una legge liberticida contro il diritto /dovere di cronaca, il Capo dello Stato- stiamo parlando sempre di una persona magari animata dalle migliori intenzioni - si rende conto che sta per passare una porcata. E allora che cosa dice la Costituzione? Aspetta che la approvino, la porcata, dopodiché non gliela firmi: gliela rimandi indietro, dicendo loro “ è una porcata per questo motivo, è incostituzionale per questo, questo e quest’altro motivo” etc., tra l’altro spiani anche la strada alla Corte Costituzionale perché, se ha davanti a sé una pronuncia del capo dello Stato che dice che è manifestamente incostituzionale, la Corte Costituzionale non avrà più quei patemi che hanno terrorizzato quei 15 vecchietti l’altro giorno, per cui è un miracolo se se ne sono trovati 9 su 15 che hanno avuto il coraggio di dichiarare incostituzionale una legge incostituzionale, compresi i due che vanno a cena con l’autore della legge e con l’utilizzatore finale della medesima, che hanno votato e naturalmente hanno votato a favore del Lodo Alfano, perché nessuno l’ha ricordato, ma hanno avuto la spudoratezza, Mazzella e Napoletano, di votare a favore di una legge con il cui autore e con il cui utilizzatore erano andati a cena e erano stati pure beccati! 

Il precedente della legge sulle intercettazioni

Invece che cosa fece, sulla legge delle intercettazioni? Il solito discorso: Alfano andò al Quirinale - lo scrisse Eliana Milella su Repubblica  e non fu smentita da nessuno, né dal Quirinale, né da Alfano - Alfano sale al Quirinale e gli dice “ noi avremmo preparato questa roba qua, lei che dice?” o “ tu che dici?”, non so se si diano del lei o del tu; Napolitano dice “ così come è non penso che la firmerò, cambiate qua, qua e qua”. Alfano torna e si decide che, per fare quei cambiamenti, bisogna passare l’estate, conseguentemente viene rinviata all’autunno e adesso ce la propinano con qualche ritocco, con qualche cucchiaino di sterco in meno. Dopodiché il capo dello Stato che cosa farà? Avrà le solite mani legate: perché? Perché gli ha detto lui di levare due o tre cucchiaini di sterco dalla montagna di sterco, dopodiché sarà costretto a firmare la montagna di sterco, dopodiché si dirà “ ma se lui ha detto che non è manifestamente incostituzionale potrà, la Corte...?” e così rinasceranno i soliti equivoci. Purtroppo il vizio è all’origine, cioè quando il Lodo Alfano nacque secondo quella teoria assurda della riduzione del danno, “ salviamo il salvabile”, il meno peggio è il Lodo Alfano: perché? Perché Berlusconi minaccia il peggio, la legge che blocca 100.000 processi e quindi ci caliamo le brache, cediamo, sospendiamo i suoi processi e così lui lascia fare gli altri, immoral suasion! Da quel momento è evidente che il capo del governo sa di avere dalla sua parte il Quirinale e infatti, per un anno, chiunque osava criticare anche pallidamente il Quirinale veniva massacrato dai giornali di Berlusconi, “ giù le mani da Napolitano!”, anche quando uno faceva delle critiche politiche motivate etc., adesso lo attaccano tutti i giorni con insulti di ogni genere, oggi vogliono addirittura l’elezione diretta del capo dello Stato per mandarlo a casa, gliene dicono di tutti i colori, Berlusconi ha detto “ Napolitano doveva andare dai giudici costituzionali avvicinandoli uno per uno e magari fare come faceva Previti: se qualcuno è un po’ riottoso gli dai una busta piena di soldi”. Il problema è che l’equivoco, se equivoco è stato e se non ci sono state garanzie ancora più dettagliate e precise, nasce proprio dal fatto che il capo dello Stato è sceso dal suo trono e si è messo a concordare compromessi intorno alle leggi, compromessi preventivi, prima di prendere la sua posizione finale che dovrebbe essere anche l’unica.

La sentenza della Consulta sul Lodo Schifani

Naturalmente, quando uno si mette in quelle condizioni, poi non si può meravigliare se coloro con i quali ha trattato tra l’altro sono dei bari, a sedersi al tavolo di un baro è ovvio che poi quello bara, non ti ci devi sedere al tavolo del baro. E allora hanno cominciato a dire che, visto che Napolitano aveva detto che il Lodo Alfano rispondeva alle osservazioni fatte dalla Corte nel 2004 a proposito del Lodo Schifani, era evidente che la Corte avrebbe approvato il Lodo Alfano, ma non era vero quello che aveva detto il Quirinale, ossia che il Lodo Alfano rispettava i dettami della Consulta sul Lodo Schifani: la consulta aveva bocciato il Lodo Schifani per quattro profili di incostituzionalità, il Lodo Alfano ne aveva recepite alcune, di queste osservazioni, tipo la rinunciabilità del lodo, tipo la temporaneità, ovvero il fatto che non si poteva ripetere di legislatura in legislatura, tipo il fatto che non si poteva equiparare, non si poteva dare l’immunità al Presidente della Corte Costituzionale, visto che è sullo stesso livello degli altri giudici costituzionali, ma non aveva risposto a altri requisiti, per esempio il fatto che il capo del governo non ha nessuno status privilegiato rispetto agli altri Ministri, che i Presidenti di Camera e Senato non hanno nessuno status privilegiato rispetto a tutti gli altri parlamentari. Direte “ però la Corte Costituzionale nel 2004 non aveva bocciato il Lodo Schifani /Maccanico in quanto si cambiava l’articolo 3 della Costituzione, cioè il proprio di uguaglianza, con una legge ordinaria approvata a maggioranza, anziché con una legge costituzionale approvata con i due terzi o con la doppia lettura Camera /Senato, Camera /Senato e il referendum confermativo”, non aveva detto “ dovete fare una legge costituzionale per derogare al principio di uguaglianza” e a questa cosa, a furia di sentircela ripetere, ci abbiamo creduto. In realtà bastava leggere la sentenza del 2004 e non è vero niente: se volete, andate su Internet e digitate sentenza numero 24 del 2004, il Presidente era Riccardo Chieppa, il relatore era Francesco Amirante e, in quella sentenza, la Corte Costituzionale non ha mai scritto da nessuna parte che si possa derogare al principio di uguaglianza, che è un precetto costituzionale (articolo 3 della Costituzione) con una legge ordinaria. Che cosa faceva la Corte? Elencava tutte le ragioni per le quali il Tribunale di Milano aveva eccepito sulla costituzionalità del Lodo Schifani, tra cui c’era anche quella formale, ossia che il Lodo non era una legge costituzionale e conseguentemente non poteva, ovviamente, cancellare con legge ordinaria un precetto costituzionale. Poi c’erano gli altri profili, la Corte giudicava sufficienti alcuni profili di incostituzionalità senza esaminarli tutti, visto che erano troppi e diceva “ bastano e avanzano questi per mandarla a picco”. E poi, alla fine, diceva - questa è la frase chiave - “ resta assorbito..” ah, prima diceva “ la questione di illegittimità costituzionale sollevata dal Tribunale di Milano è fondata - cioè la Legge Schifani è incostituzionale - in riferimento agli articoli 3 e 24 della Costituzione” e poi aggiungeva “ resta assorbito ogni altro profilo di illegittimità costituzionale”, ossia gli altri profili di illegittimità costituzionale non è che non siano fondati, ma sono assorbiti in questa dichiarazione di incostituzionalità che abbiamo fatto a proposito degli articoli 3 e 24 della Costituzione, senza inoltrarci oltre, assorbito vuole dire incluso, compreso, confermato, non vuole dire escluso, espulso, negato. Poche righe prima - la sentenza è datata 20 gennaio 2004, Presidente Chieppa, redattore Amirante, la trovate su Internet, così vedete se vi sto raccontando palle - al punto 6 scriveva, la Corte, “ alle origini della formazione dello stato di diritto sta il principio della parità di trattamento rispetto alla giurisdizione”, ovvero tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge e di fronte alla giurisdizione, insomma quando uno va a finire davanti a un giudice non c’è distinzione che tenga, siamo tutti uguali. “ Il cui esercizio - di questo principio di parità di trattamento rispetto alla giurisdizione - nel nostro ordinamento - nella nostra Costituzione - sotto più profili è regolato da precetti costituzionali”, cioè lo diceva chiaramente che il principio di uguaglianza è regolato da precetti costituzionali e conseguentemente, ogni volta che si vuole toccare il principio di uguaglianza per stabilire delle eccezioni, bisogna intervenire con dei precetti costituzionali, cioè con una legge costituzionale. Non era il caso del Lodo Schifani, che era fatto in quattro e quattro otto con legge ordinaria a maggioranza e non era il caso del Lodo Alfano, quindi non solo non c’è scritto nella sentenza sul Lodo Schifani che si poteva procedere a derogare all’articolo 3 della Costituzione con legge ordinaria, ma c’era scritto il contrario: c’era scritto che il principio di uguaglianza è regolato da precetti costituzionali e c’era scritto che il fatto che non fosse una legge costituzionale il Lodo Schifani non era affatto una cosa secondaria, ma semplicemente era assorbita nella dichiarazione di incostituzionalità che era stata motivata sulla base di altri profili di incostituzionalità. E allora perché il capo dello Stato, un anno fa, ci ha detto che il Lodo Alfano recepiva tutte le contestazioni della Corte Costituzionale? E’ quando ha detto così che Berlusconi si è illuso di avere la Corte in tasca, perché prima di fare una dichiarazione così impegnativa il Capo dello Stato avrà preso le sue informazioni, i suoi giuristi si saranno informati, qualche telefonatina l’avranno fatta! Questo per dire che forse, soprattutto visto il baro che c’è dall’altra parte del tavolo, sarebbe il caso di ritornare a una concezione un po’ più letterale della presidenza della Repubblica: quella di un Presidente che se ne sta seduto in attesa delle leggi e poi, se le leggi non vanno bene, le fulmina e le respinge. Invece il fatto che si continui con questa trattativa sottobanco genera gli equivoci di cui vediamo in questi giorni le conseguenze e, purtroppo, avremmo bisogno di un capo dello Stato che non è costretto quotidianamente a intervenire per rettificare, precisare, correggere, etc. etc., perché purtroppo in questa vicenda ancora una volta ciò che è avvenuto prima ha autorizzato Berlusconi a dire di essere stato ingannato. Non so se sia stato ingannato, ma certamente il Lodo Alfano non era soltanto opera sua: era opera di molte mani, comprese quelle della leadership del Partito Democratico, che aveva deciso di non opporsi al Lodo, non ci fu ostruzionismo e, anche all’epoca, si disse che la moral suasion aveva coinvolto anche il Partito Democratico, in quanto l’impegno che era stato preso era che Berlusconi rinunciava alla legge blocca /processi e che il Lodo Alfano, al posto della legge blocca /processi, sarebbe passato subito, mentre invece l’ostruzionismo avrebbe potuto ritardarne l’approvazione e, nel frattempo, avrebbe potuto arrivare la sentenza del processo Mills. Forse il capo dello Stato avrebbe potuto, in quella circostanza, dire a Berlusconi “ i processi non sono affare mio, lei li aveva prima di essere eletto, ha deciso di candidarsi da imputato, non i meravigli se adesso, che arrivano alla fine, i processi producono una sentenza: se lei ritiene che non ci debbano essere dei processi a carico del Presidente del Consiglio perché il Presidente del Consiglio deve occuparsi 24 ore su 24 di governare il Paese benissimo, faccia come si fa nelle democrazie normali, faccia come ha fatto Nixon, faccia come ha fatto Devil Pain, faccia come ha fatto Olmert, faccia come ha fatto il governatore dello stato di New York, se ha un’indagine e pensa di essere troppo occupato appresso a quell’indagine si dimetta, lei non è stato eletto dal popolo, lei è stato nominato da me, il popolo ha eletto il Parlamento e il Parlamento ha espresso una maggioranza, la quale maggioranza ha designato lei, ma io, capo dello Stato, potevo scegliere un altro. Se lei ritiene di non avere tempo sufficiente per governare si dimetta e vada a farsi i suoi processi e io nominerò un altro Presidente del Consiglio di centrodestra, perché questa maggioranza deve governare, visto che ha vinto le elezioni, mentre non sta scritto da nessuna parte che il Presidente del Consiglio debba essere lei” e speriamo, prima di diventare tutti vecchi, di trovare qualcuno che, finalmente, faccia a questo impunito questo discorso che, ancora una volta, è basato sulla Costituzione della Repubblica Italiana, Repubblica parlamentare e non presidenziale! Passate parola e continuate a leggere Il Fatto Quotidiano.    

NOSTRO COMMENTO: ha ragione Marco questo malvezzo costituzionale del Capo dello Stato di partecipare  con consigli, suggerimenti, ammonimenti alla fase della preparazione e dell’approvazione delle leggi o dei decreti, è fuori di ogni previsione giuridica e non garantisce l'imparzialità del Presidente della Repubblica. L’’art. 74 della Costituzione recita: “Il Presidente della Repubblica, prima di promulgare la legge, può con messaggio motivato alle Camere chiedere una nuova deliberazione.
Se le Camere approvano nuovamente la legge, questa deve essere promulgata.”

 

 

 

Di Ferdy - Pubblicato in : Stato
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Domenica 1 novembre 2009 7 01 /11 /2009 10:40

Dal sito Antimafia2000 si riporta:


“Borsellino sapeva della trattativa. Ruotolo convocato dai magistrati di Palermo (di Anna Petrozzi - 9 ottobre 2009)

Un altro colpo di scena, un altro improvviso lampo di memoria getta un po’ di luce sul mistero delle stragi del ’92 e ’93.

 “Ieri sera ad Anno Zero è stato addirittura Claudio Martelli, Ministro di Grazia e Giustizia di quell’epoca, a fare la rivelazione delle rivelazioni: Paolo Borsellino sapeva della “Trattativa”, dell’ormai famoso dialogo tra Stato e Mafia avvenuto proprio a cavallo delle stragi.
Secondo la testimonianza dell’ex ministro, andata in onda solo in forma di intervista però, il capitano De Donno si era recato dall’allora direttore degli affari penali, Liliana Ferraro, strettissima collaboratrice di Falcone, per spiegarle che Vito Ciancimino sarebbe stato disposto a passare dalla parte dello Stato a patto di avere copertura politica. La Ferraro “molto opportunamente e senza nemmeno bisogno che mi consultasse”, spiega Martelli, “gli disse di rivolgersi prima di tutto al magistrato competente, cioè Paolo Borsellino.
Questo dialogo, spiega in collegamento da Palermo Sandro Ruotolo, in questi giorni oggetto di minacce ritenute molto pericolose dalla Digos che lo sta proteggendo, sarebbe avvenuto nel trigesimo della strage di Capaci, in occasione della messa a suffragio, quindi il 23 giugno. Dopodiché, ed è questa la vera novità, Liliana Ferraro ne avrebbe parlato direttamente a Paolo Borsellino.
Tutta questa sequenza di eventi sarebbe stata confermata dall’interessata a Martelli che se ne è fatto garante, telefonicamente, presso Ruotolo.
Da qui sorgono spontanee almeno due domande: la prima, la più ovvia, è perché due “amici” di Giovanni Falcone, come sono stati sempre pubblicamente considerati, Liliana Ferraro e lo stesso Martelli decidono di parlare solo ora.
La seconda è se De Donno, che incontra Borsellino con Mori due giorni dopo la suddetta conversazione, il 25 giugno 1992, nella caserma Carini di Palermo, ne abbia parlato con il giudice così come gli disse la Ferraro.
Difficile se non impossibile pensare che Borsellino, se fosse già stato informato dei dialoghi tra Ciancimino e De Donno non gliene avrebbe chiesto conto immediatamente in quella riunione che a detta dell’allora colonnello Mori sarebbe stata super riservata. Se così fosse Mori e De Donno non solo non avrebbero mai riferito questa circostanza, ma avrebbero mentito dicendo che in quell’occasione parlarono solo di mafia e appalti.
Un elemento di indagine importantissimo quindi per i magistrati di Palermo che proprio sulla trattativa stanno lavorando da tempo. Il procuratore aggiunto Antonio Ingroia intanto ha convocato d’urgenza Ruotolo per fare chiarezza e vorrà ovviamente sentire anche gli interessati. Se la Ferraro e Martelli dovessero confermare a verbale si potrebbe ampliare ulteriormente quello scenario già all’esame della Corte presieduta da Mario Fontana che sta processando il generale Mori e il colonnello Mauro Obinu per favoreggiamento aggravato a Cosa Nostra.
Secondo l’accusa sarebbe esistito un patto tra Provenzano e alcuni referenti politici per ristabilire l’eterno equilibrio tra Cosa Nostra e Stato, interrotto definitivamente con le condanne all’ergastolo sancite dal Maxi processo e dalla caduta rovinosa della Dc e del vecchio sistema partitico con mani pulite. All’interno di questo accordo ci sarebbe stata la consegna di Riina, la mancata e mai sufficientemente spiegata perquisizione del suo covo, la mancata cattura di Provenzano a Mezzojuso nel 95 e tutta una serie di eventi che hanno ristabilito con gli anni la pax tra Stato e Mafia diventata oggi la maggior “azienda” del Paese garantita e agevolata da leggi che ne reprimono principalmente la sfera militare.
Per raggiungere questo obiettivo, aveva più volte detto Provenzano ai suoi, c’era da pazientare una decina d’anni e soprattutto era stato necessario eliminare alcuni ostacoli, tra cui Paolo Borsellino e creare il necessario clima di instabilità politica e istituzionale, quindi anche le stragi del ’93. 
Certo, trovare preciso riscontro processuale a tutto questo diabolico progetto è tutt’altro che semplice ed è diventato un carico enorme sulle spalle di pochi magistrati e forze dell’ordine. Proprio tra ieri e l’altro ieri si sono svolte due udienze del dibattimento in questione in cui ha deposto il collaboratore di giustizia Antonino Giuffré, l’ultimo dei pentiti ad avere avuto stretta relazione con Provenzano dopo la cattura di Riina.
Soppesando ogni singola parola l’ex capo mandamento di Caccamo ha spiegato che la priorità per Provenzano era quella di trovare la soluzione ai loro problemi più gravi, accentuatisi con la politica irruenta e di attacco allo Stato voluta da Riina e dalla quale il Provenzano aveva cominciato a dubitare, fin dalla decisione di votare il Psi, proprio di Martelli, al posto della Dc nel ‘87.
I problemi sono quelli ormai noti dell’ergastolo e quindi della possibile revisione dei processi, i benefici carcerari anche per i mafiosi, il sequestro dei beni, la neutralizzazione dei collaboratori di giustizia contenuti anche nel famoso “papello” consegnato da Riina a interlocutori politici per il tramite di Vito Ciancimino.
Giuffré, senza una parola di troppo, riferisce semplicemente che mentre la fazione di Bagarella e Brusca continuava a mettere a ferro e fuoco il Paese con le “bombe del continente” (Firenze, Milano e Roma) Provenzano lavorava alla “sommersione”, cioè a non fare eccessivo rumore per poter ritornare ai vecchi tempi della coabitazione con lo Stato e del grande business.
Ad un certo punto tra il ‘93 e il ‘94 aveva rassicurato i suoi più intimi di avere le garanzie necessarie e che occorreva prodigarsi per sostenere la nuova forza politica: Forza Italia.
A fare da tramite per questo rinnovato accordo: Marcello Dell’Utri.
La stessa ricostruzione l’ha fornita ieri sera Massimo Ciancimino ad Anno zero ribadendo quanto già riferito ai magistrati.
Ad un certo punto – ha raccontato -  suo padre, don Vito, si era sentito scavalcato. Aveva capito di essere stato utile alla cattura di Riina e quindi alla causa della nuova trattativa che avrebbe riportato la pace tra stato e mafia, ma che ormai la sua funzione era finita.
Un po’ dispiaciuto aveva però finito con condividere la scelta di Provenzano di proseguire nei suoi negoziati con un uomo nuovo in grado di fargli da agente presso la nuova politica: Marcello Dell’Utri.
Anche le dichiarazioni di Massimo Ciancimino sono all’attento vaglio degli inquirenti che lo sentiranno presto a processo, nel frattempo però a deporre il prossimo 20 ottobre sarà invece suo fratello.
Giovanni Ciancimino, avvocato, era rimasto finora al di fuori da tutte le delicate faccende relative al padre. Tuttavia, chiamato dai magistrati, ha confermato di essere a conoscenza della trattativa e del ruolo svolto in questo passaggio dal genitore.
Assieme a lui è stato convocato anche l’onorevole Violante che, pure lui con il lieve ritardo di 17 anni, ha rammentato di essere venuto a conoscenza di questo dialogo tra il Ros e Ciancimino. Le sue dichiarazioni tardive sembrerebbero essere su alcuni punti discordanti, sarà compito delle parti a processo tentare di rimettere in ordine questo intricato periodo storico che ha segnato indelebilmente, piaccia o meno, la storia del nostro Paese.
E’ evidente che siamo in un momento politico assai delicato in cui sembra stiano per emergere pezzi di verità sempre più inquietanti che stanno facendo sperare gli italiani onesti e i tanti famigliari delle vittime. Ieri sera la trasmissione di Santoro si è aperta con una richiesta, sempre aristocratica e composta, di Agnese Borsellino, in cui la moglie del giudice chiede a chiunque sia informato di quei fatti di dire la verità perché ormai i tempi sono maturi. Poiché solo la verità potrebbe restituire dignità al nostro Paese.
Questo compito però, ed è bene che ce lo ricordiamo tutti, non può essere delegato alla sola magistratura, un’altra volta, ma deve essere condiviso. La società civile deve essere attenta, è vero, ma ora si dovrebbero sentire anche la voce degli intellettuali, degli storici, dei grandi giornalisti. Che non si nascondessero dietro le verità processuali, ce n’è abbastanza per analizzare questa fantasmagorica omertà di stato che solo oggi sembra lievemente infrangersi. E poi teoricamente ci sarebbe la politica; se ci fosse una classe dirigente onesta e coraggiosa sarebbe arrivato il momento anche per loro di una bella autocritica. E magari di una bella pulizia.

 

Intervista a Claudio Martelli - AnnoZero 8/10/09

Fonte:Spartano1985



L'intervista di AnnoZero a Claudio Martelli nella puntata del 8 Ottobre 2009 intitolata "Verità Nascoste"
Nella puntata dedicata al "Caso Ciancimino" e ai rapporti fra la mafia e la politica sono intervenuti lonorevole Antonio Di Pietro, Italia dei valori, Nicolò Ghedini,parlamentare del popolo delle Libertà, il giornalista Felice Cavallaro del Corriere della Sera e Massimo Ciancimino.


NOSTRO COMMENTO: Formuliamo l’ augurio che la verità prima o poi viene a galla!

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