L’OMICIDIO DI SALVO LIMA
DAL SITO: http://senzamemoria.wordpress.com, si riporta:
Marco Travaglio - Mafia: Salvo Lima e Giulio Andreotti
Fonte:ermes91 4-10-2008
Il 12 marzo 1992 intorno alle 9.30 del mattino, giungeva al “113″ una segnalazione con la quale si riferiva che in via delle Palme, a Mondello era stato commesso un omicidio. Su un marciapiede infatti giaceva il cadavere di una persona immersa in una enorme pozza di sangue. Non era un persona qualunque quell’uomo. Si trattava infatti dell’on. Salvo Lima, deputato al Parlamento Europeo e leader della corrente andreottiana della Democrazia Cristiana in Sicilia.
Sul posto, gli agenti di Polizia vennero subito avvicinati da due persone che prima accompagnavano l’europarlamentare in auto: il prof. Alfredo Li Vecchi ed il dott. Leonardo Liggio, entrambi esponenti della DC palermitana. Quella mattina i due amici erano andati a prelevare Lima presso la sua villa di Mondello, per accompagnarlo al Palace Hotel, un grande albergo della costa palermitana, presso cui avrebbero dovuto organizzarsi i preparativi per la imminente visita dell’on. Andreotti, in occasione della campagna elettorale per le elezioni politiche del 4 e 5 aprile 1992.
Lima era sceso da casa ed era entrato nella vettura; dopo aver percorso un breve tragitto, l’auto era però stata affiancata da una moto con due persone a bordo, una delle quali aveva esploso diversi colpi di arma da fuoco contro il veicolo, inducendo l’autista a frenare e ad accostare quasi subito; Lima aveva capito benissimo quanto stava accadendo e, vedendo la moto fare inversione di marcia per tornare verso di loro, aveva gridato “Stanno ritornando!”, precipitandosi fuori dall’abitacolo in cerca di scampo. A quel punto, anche gli altri due occupanti della vettura avevano fatto la stessa cosa, avventurandosi in una breve corsa e trovando riparo dietro ad un cassonetto della spazzatura; da quella posizione, atterriti dal panico, avevano potuto osservare la scena dell’omicidio: uno dei killer era sceso dalla moto, aveva inseguito l’europarlamentare e lo aveva colpito con alcuni colpi di pistola, sparandogli un colpo di grazia alla testa.
Grazie al contributo di altri testimoni, era frattanto possibile appurare che gli assassini a
bordo della motocicletta, una volta abbandonato il mezzo a due ruote, erano stati prelevati da un’auto pronta a raccoglierli a bordo sul luogo convenuto per l’incontro.
La tecnica dell’agguato, la cronometrica abilità dei killer ed i particolari relativi alla sua preparazione, emersi fin dalle prime battute delle indagini, erano chiaramente riconducibili ad
analoghi episodi delittuosi e portavano a individuare, subito e con certezza, la matrice chiaramente mafiosa dell’omicidio.
Ma perché Cosa Nostra aveva deciso di uccidere Salvo Lima? Perché un esponente della DC? Perché proprio Lima che ora sedeva al parlamento europeo e non altri che stavano a Roma?
Lima era ritenuto però già da diversi anni mafioso o amico di mafiosi. Nel 1974 Paolo Sylos Labini si dimise dal comitato tecnico-scientifico del ministero del Bilancio, di cui faceva parte da circa dieci anni, quando Giulio Andreotti, ministro in carica per quel dicastero, nominò come sottosegretario Salvo Lima, che già all’epoca era comparso varie volte nelle relazioni della Commissione parlamentare antimafia ed era stato oggetto di quattro richieste di autorizzazioni a procedere nei suoi confronti.
Insomma Lima non era un santo, probabilmente un mafioso, ma queste faccende non interessavano a nessuno. Prima delle dimissioni, Sylos Labini sollevò il problema col presidente del consiglio Aldo Moro, il quale affermò di non poter fare nulla in quanto «Lima è troppo forte e troppo pericoloso». Sylos Labini si rivolse allora direttamente ad Andreotti, affermando: «O lei revoca la nomina di Lima, che scredita l’immagine del ministero, o mi dimetto». Andreotti non lo lasciò nemmeno finire e lo liquidò rinviando il discorso. Andreotti non voleva e non poteva cacciare Salvo Lima, proprio lui che rappresentava il ponte tra DC e Cosa Nostra e fonte di migliaia di voti.
L’omicidio di Lima comunque era un segnale chiaro. Il delitto del braccio destro di Andreotti era un segnale proprio il senatore a vita, ed era chiaro che Riina con questo voleva definitivamente scaricare la corrente andreottiana , che secondo il capo dei capi aveva tradito le aspettative delle famiglie di Cosa Nostra.
Nel corso del processo è stato possibile accertare che l’omicidio dell’europarlamentare siciliano doveva costituiva l’inizio di una vera e propria “strategia del terrore”, deliberata dai vertici di Cosa Nostra non soltanto contro gli esponenti delle istituzioni dello Stato che l’avevano tenacemente e irriducibilmente contrastata, ma anche contro quegli altri soggetti del mondo politico che, dopo avere “usato” le famiglie mafiose ed avere, comunque, convissuto con esse in un rapporto di “scambio”, le avevano “tradite”, non essendo più in grado di esercitare la tradizionale attività di copertura, e – comunque – di compiacente connivenza che nel passato avevano invece assicurato. Dunque Lima da amico dei boss sarebbe diventato un traditore?
Qualche anno dopo, il 1996 per la precisione, si venne a sapere qualcosa in più sull’omicidio Lima. Anche il figlio del parlamentare doveva essere ammazzato. Totò Riina voleva infatti punirlo in maniera esemplare e Lima doveva essere ucciso ancora prima, ma l’ agguato era stato rinviato per alcuni problemi”. Il killer pentito che ha fatto queste dichiarazioni è Francesco Onorato, uomo d’ onore della “famiglia” di Partanna-Mondello, che insieme a Giovan Battista Ferrante, quella mattina del 12 marzo 1992 pose fine alla vita del braccio destro di Andreotti in Sicilia.
Un “fedelissimo” di Salvo Lima, Francesco Filippazzo, sempre della corrente Andreottiana, ha dichiarato nel 1995 che in due occasioni venne incaricato da Salvo Lima di accompagnare l’ onorevole Andreotti, con l’ Alfa 2500 blindata che era di proprietà della Satris, l’ esattoria dei cugini Nino ed Ignazio Salvo. L’ automobile blindata era stata regalata dagli esattatori Salvo, mafiosi della famiglia di Salemi, a Lima dopo gli omicidi del segretario provinciale della Dc, Michele Reina, e del presidente della Regione Piersanti Mattarella. La prima volta è stato quando il senatore Andreotti si recò in visita negli stabilimenti dell’ Averna a Caltanissetta – ha detto Filippazzo ai magistrati – la seconda volta accompagnai l’ onorevole Andreotti a Messina in occasione del matrimonio della figlia dell’ onorevole Giuseppe Merlino. Queste dichiarazioni vennero allora pubblicate su Panorama.
Le relazioni tra Andreotti e la mafia siciliana verranno affrontate in un successivo post.
FONTI: Repubblica.29-01-1995; Wikipedia; ecorav.it/arci



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